Forze Armate Italiane: Tradizione, Evoluzione e Spirito Democratico Intervista all’avvocato Verni

Dic 05 2024
Rita Lazzaro
Dal dettato costituzionale alle sfide contemporanee: intervista all’avvocato Marco Valerio Verni su valori, riforme e futuro delle FF.AA.

Avvocato, a suo avviso, quanto è applicato questo principio costituzionale?
L’ordinamento delle nostre Forze Armate si informa certamente allo spirito democratico della Repubblica, in uno stretto connubio tra esse, la società civile e le altre istituzioni dello Stato, tutte ispirate ai medesimi principi, sebbene il loro (delle Forze Armate) ordinamento debba necessariamente essere informato a principi quali la disciplina, l’unità e l’imparzialità che, certamente peculiari, non possono trovarsi in contraddizione con i suddetti. Nell’attuale stato di diritto, esse sono subordinate al potere politico, dietro il cui mandato si trovano ad agire, sotto il comando (formale, ma di gran significato simbolico) del Presidente della Repubblica, rappresentazione massima di neutralità, imparzialità e, soprattutto, unità nazionale”.

Dall’unità d’Italia ad oggi le FF.AA. hanno subito diversi cambiamenti sia a livello strutturale
che disciplinare. Secondo lei, quali sono stati i cambiamenti positivi e quali invece si sarebbero dovuti evitare?

Limitandoci al secolo corrente, i cambiamenti che hanno riguardato le nostre Forze Armate sono stati
diversi: tra i principali, l’autonomia dell’Arma dei Carabinieri, la sospensione della leva, l’arruolamento aperto anche alle donne, il tutto incastonato in processo di riforma generale accompagnato da una progressiva riduzione di effettivi. Senza considerare il fatto che, oggi, anche nel mondo militare abbiano fatto la loro comparsa le organizzazioni sindacali
. Per altro verso, alle classiche operazioni militari nei tradizionali tre domini (terra, mare, cielo), si sono aggiunti quelli dello spazio extra-atmosferico e cibernetico: e ciò, in un contesto operativo tanto nazionale che estero, caratterizzato, quest’ultimo, da missioni sotto l’egida dei maggiori organismi internazionali, dalle Nazioni Unite, alla NATO, all’Unione Europea o in partecipazione con altre Forze Armate straniere. Gli scenari attuali, dal canto loro, hanno imposto, nuovamente, ulteriori sfide e ipotesi di cambiamento, come pure evidenziato, di recente, dall’attuale capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine MASIELLO“.

Da esperto di diritto militare, invece, quali sono le norme da tenere in vigore e quali invece
da abrogare o semplicemente modificare?

Il discorso è complesso: il mondo militare è un sistema complesso, e certamente è importante che stia
al passo con i tempi, mantenendo, però, le peculiarità sue proprie. Generalmente parlando, le norme che disciplinano l’ordinamento e l’organizzazione militare seguono, necessariamente, l’approccio “politico” che si vuol conferire alle Forze Armate. Anche i termini hanno la loro importanza e, pure tramite essi, si plagia il corpus normativo che le disciplina: un conto, ad esempio, è parlare di “guerra”, altro conto di “missioni di pace”, per fare un esempio. A livello più particolare, una novità che, di recente, grazie al ministro Nordio, è stata molto apprezzata è la riforma del Codice dell’ordinamento militare (COM), laddove ha previsto che un militare possa comunque essere inserito nei quadri di avanzamento, pur avendo un procedimento penale a suo carico, divenendo a ciò ostativa solo l’eventuale sentenza di condanna in primo grado. Una stortura, per tanti versi, cui si è finalmente posto rimedio”.


Si è parlato dell’abolizione della leva obbligatoria. Spesso si propone un suo ripristino
soprattutto per educare i giovani. Qual è la sua posizione a riguardo?

Se si dovesse considerare la leva, al giorno d’oggi, per il suo aspetto educativo, certamente si potrebbe
guardare ad essa con grande attenzione (banalmente detto: servirebbe, con il giusto inquadramento, a
fornire dei valori di riferimento ai giovani, sicuramente da preferire rispetto a quelli che la fanno da
padrone al giorno d’oggi, e che vengono inculcati da alcuni youtuber, influencer e via dicendo, oltre
che da certa parte della società stessa); a livello tecnico, però, una sua “reintroduzione” potrebbe
trovare diversi ostacoli: in primis, probabilmente, quello per cui non ci sarebbero le caserme
sufficienti, così come, dati gli attuali organici, gli ufficiali e sottufficiali, necessari per il relativo
addestramento.

Quanto a quest’ultimo, poi, occorrerebbe coniugare le diverse tempistiche necessarie, da una parte,
per formare all’utilizzo della tecnologia di cui sono dotate le Forze Armate- che deve essere, peraltro,
sempre più alta-; dall’altra, per l’addestramento classico, che richiede anche il necessario numero di
mezzi che, al momento, potrebbe risultare non adeguato.

Tutto si può fare, naturalmente, anche valutando un esercito misto, sulla scorta delle esperienze di
altri Paesi, ma, in ogni caso, vorrebbe dire incrementare gli investimenti sul mondo della Difesa”.


Una delle piaghe che affligge le FF.AA. è il fenomeno suicidario con dati allarmanti.
Avvocato, come si spiega questo dramma ma soprattutto in che modo si può prevenire e quindi
combattere?

Premesso che, al di là dei numeri, ogni suicidio è un gesto grave e tragico, che nasconde un mondo
di complessità e sofferenza, le cause di questi terribili eventi sono difficili da analizzare, ma
sicuramente lo stress psico-fisico gioca un ruolo essenziale in molti di essi.
Ad esso (suicidio) concorrono molteplici fattori che vanno da probabili patologie mentali, a fattori
economici, sociali e relazionali. In un quadro psicologico e sociale particolarmente complesso, il
personale militare è quotidianamente esposto a situazioni critiche, pericolose per la vita, e a
condizioni di lavoro spesso estremamente stressogene e fisicamente impegnative.
Come prevenire e contrastare tutto questo: monitorare il personale, e supportarlo, attraverso un cambio anche culturale secondo cui il “chiedere aiuto” non sia considerato come un segno di debolezza ma, anzi, di forza.
Personalmente, nella mia esperienza, ho visto comandanti molto attenti alle vicende dei propri
uomini, avendo, addirittura, un approccio pro-attivo, ossia chiedendo ai propri ufficiali psicologi, la
massima attenzione alla pronta soluzione o, prima ancora, alla prevenzione, di eventuali
problematiche, individuali o collettive; o, al contrario, accogliere positivamente suggerimenti di
approccio lavorativo proposto, in tal direzione, dai suddetti (ufficiali psicologi).
Poi certo, non dovunque è così, innegabilmente. Ma su questo pesa anche la mancanza di personale.
Mi lasci dedicare un pensiero ai militari in missione all’estero, in particolare: lontani dalle loro
famiglie, dai loro affetti. Alla loro solitudine quando, alla sera, tornano nei propri alloggi, e pensano
ai figli, ai coniugi, ai loro cari. E che, magari, hanno situazioni complicate, magari di separazione o,
comunque, di crisi, che accentuano malumori o stati di preoccupazione e depressione.
L’”aiuto da casa” è fondamentale, e quando manca si aumentano i pericoli: figuriamoci se, poi, ci
sono vere e proprie situazioni conflittuali. Ecco, una maggior attenzione a tutto questo potrebbe aiutare.
Ci vogliono le risorse, però”.

Mai come oggi, in un clima di guerre che continuano a non arrestarsi, il ruolo delle FF.AA.
è di grande rilevanza.
Avvocato, cosa pensa delle strategie adottate, soprattutto per quanto concerne la tutela dei soldati?
Assolutamente d’accordo, riguardo la sua affermazione: d’altronde, lo hanno ricordato, proprio il
quattro novembre scorso, lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed il Ministro della
Difesa, On. Guido Crosetto
.
Per quanto riguarda il resto, invece, l’attuale guerra in Ucraina, soprattutto, ma non solo, ha mostrato
un modo di combattere cui, forse, non si era più abituati: in quel contesto, infatti, vi è un mix, per
utilizzare le parole del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, prima richiamato, “di guerra antica – le
trincee che avevamo completamente dimenticato, i campi minati, i rotoli di filo spinato, il fango – e
poi c’è il futuro, la guerra cibernetica, la guerra spaziale: ci sono i droni e tutte le loro varianti, c’è
la disinformazione, la guerra delle menti. La mente nostra, dei militari e dei civili, è diventata ormai
parte del campo di battaglia”.
Sulle tutele, nei teatri operativi esteri, tutti i contingenti vengono appositamente approntati a seconda delle relative specificità. Si può e si deve fare sempre meglio, chiaramente, ma questo credo che sia insito in tutte le organizzazioni che puntino di continuo, per necessità o virtù, all’eccellenza”.

A proposito di guerra, quali sono gli eroi che, a suo avviso, hanno scritto la storia?
“Sono tanti, ed appartengono a tutte le guerre e, più in generale, alle operazioni internazionali in cui le
nostre Forze Armate sono state impegnate dal secondo dopoguerra ad oggi.
I giovani è ad essi che dovrebbero guardare, e, come si diceva prima, non a certi soggetti che, sotto le spoglie di youtuber, influencer o pseudo-cantanti, inculcano valori che sono all’esatto opposto rispetto a quelli che hanno portato i suddetti ad essere, per l’appunto, eroi. A costoro, dobbiamo porgere il nostro ringraziamento, per aver contributo grandemente a permetterci di vivere in una società libera e democratica”.

Guerre e FF.AA. Un connubio sempre più attuale. Avvocato, come vede l’epilogo di questo
clima di guerra e il futuro delle FF.AA.?

Il termine “guerra” spaventa e, certamente, tutti noi vorremmo vivere in un mondo senza conflitti.
Ma, al giorno d’oggi, ce ne sono circa cinquantasei, sparsi nel mondo. La nostra Costituzione, concettualmente e semanticamente, è molto forte nel ripudiarla: tale termine (“ripudiare”), ripreso letteralmente proprio dalla nostra Carta Suprema, è quello utilizzato, al riguardo, dall’art. 11 della suddetta e, all’epoca, fu scelto, dopo lunga discussione, proprio perché ritenuto il più efficace, rispetto ad altri, per esprimere la condanna nei confronti della guerra, appunto; e, l’art. 52 della stessa, dal canto suo, in maniera altrettanto decisa, afferma che, l’unica ad essere possibile, di guerra, sia quella difensiva.

Ciò premesso, ed in tale quadro generale, sempre il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, prima richiamato, ha dichiarato che “L’Esercito è fatto per prepararsi alla guerra. Punto. Quindi questo deve essere un messaggio molto chiaro che dovete avere tutti in testa: fino a qualche anno fa, era una parola che non potevamo utilizzare. Oggi la realtà ci ha chiamato a confrontarci con la guerra, questo non vuol dire che l’esercito vuole la guerra ma vuol dire che noi ci dobbiamo preparare e più saremo preparati per la guerra e maggiori probabilità ci saranno che ci sia la pace. Non penso che i nostri uomini in Libano vogliano la guerra. Sono nei bunker, sono i primi a volere la pace. Ma sono pronti a fare la guerra. E per questo motivo, sto valutando il ritornare a chiamare il corso di Stato Maggiore con il nome che aveva una volta: scuola di guerra. Perché è quello alla quale ci preparavamo”. Parlare di “guerra”, insomma, non deve essere più un tabù: al contrario, deve essere da stimolo, da una parte, a pensare ad essa come, purtroppo, una realtà concreta, a cui prepararsi, nell’alveo, naturalmente, dei limiti imposti dalla nostra normativa nazionale e dal diritto internazionale, e, dall’altra, ad intensificare gli sforzi affinché quelle esistenti cessino e, nel futuro, altre non ne debbano scoppiare. Come dicevano i romani, insomma, “si vis pacem, para bellum”.
Ed alla pace tengono tutti, militari innanzitutto”.

Marco Valerio Verni è avvocato, titolare dell’omonimo studio legale internazionale. E’ specializzato in diritto penale e diritto penale militare, nonché Consigliere Qualificato in Diritto Internazionale Umanitario per le Forze Armate. Ha frequentato, presso il Centro Alti Studi per la Difesa, il Corso su “CSDP Orientation Course” e quello su “Civilian Aspects of Crisis Management” dello European Security and Defence College di Bruxelles, il 16° Corso Cocim (Cooperazione Civile-Militare), il 17° Corso per Consigliere Giuridico nelle Forze Armate e la 15^ Sessione Speciale (67^ Ordinaria) dello IASD- Istituto Alti Studi per la Difesa, che costituisce il momento formativo più alto nell’ ambito interforze della Difesa italiana. È stato componente del Settore Rapporti Internazionali dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ed è attualmente membro della International Society for Military Law and the Law of War.
È, altresì, componente della Commissione di diritto europeo ed internazionale e di quella per il monitoraggio legislativo e giurisprudenziale dell’ Ordine degli Avvocati di Roma.
È giornalista pubblicista iscritto nell’elenco dell’Ordine di Roma.
Scrive su diverse riviste e quotidiani telematici, in ambito giuridico e militare.
È docente per la Croce Rossa italiana in vari corsi sul diritto dei conflitti armati presso diversi centri ed istituti militari, tra cui il Comando di Vertice Operativo Interforze di Roma (C. O. I.).
È Ufficiale Superiore della Riserva Selezionata dell’ Esercito italiano.

  • Foto rilasciata dall’avvocato Marco Valerio Verni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *