Stress e Salute Mentale nelle Forze dell’Ordine: L’importanza del Supporto Psicologico per Affrontare Traumi e Burnout
Un insieme di organizzazioni e corpi specializzati responsabili dell’applicazione della legge, del mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza del Paese.
Questo sono le Forze dell’Ordine.
Quelle principali includono: la Polizia di Stato, i Carabinieri —che di recente hanno assorbito il Corpo Forestale dello Stato—, la Guardia di Finanza, la Guardia Costiera, la Polizia Penitenziaria e le Polizie Municipali.
Ogni corpo ha specifiche funzioni e quindi responsabilità dirette a garantire la sicurezza e l’applicazione delle leggi nei diversi ambiti:
• lottare il crimine organizzato,
• controllare le attività economiche,
• gestire le risorse naturali garantire la sicurezza stradale a livello locale.
Questa categoria di forze dell’ordine collabora per mantenere l’ordine pubblico e tutelare la società italiana, ciascuna con le proprie attribuzioni e distinte competenze
Insomma, gli operatori delle Forze dell’Ordine, ricoprendo ruoli di grande responsabilità, si ritrovano ad affrontare una serie di eventi critici di servizio che possono provocare un significativo impatto emotivo.
Conseguenze psicologiche
Gli eventi critici di servizio hanno ad oggetto incidenti o situazioni che comportano il rischio di lesioni gravi, morte o danni alle persone che forniscono servizi alla comunità. Questi eventi, come riportato dal CNOP (2019), possono essere “morte o ferimento grave in servizio; suicidio di un operatore o collega; incidenti con molte vittime, maxi-emergenze, manifestazioni pubbliche con feriti e aggressioni, attentati terroristici, ecc; sparatorie o ferimenti/uccisioni di persone nel corso di interventi; eventi che comportano gravi danni a neonati o bambini; casi in cui la vittima è un parente o conoscente dell’operatore; fallimento della missione dopo notevoli sforzi; errori umani negli interventi; eccessivo interesse da parte dei media; aggressioni fisiche verso l’operatore; lesioni gravi, mutilazioni o deformazioni del corpo delle vittime; particolari condizioni di stress emotivo dell’operatore per eventi relativi a persone care (come malattie, ecc.); particolari condizioni di stress emotivo dell’operatore per eventi relativi a sé (come malattie, separazioni, lutti, ecc.).”
A questi dati si aggiunge altresì uno studio del 2020 condotto da ricercatori dell’Università di Oxford e dell’University College di Londra utilizzando dati raccolti tra il 1980 e il 2019 in Europa, Nord America, Australia è emerso che l’8,5% dei poliziotti ha pensieri suicidi (contro il 3,3% della popolazione generale secondo Occupational and Environmental Medicine), e il 14,2% rientra nei criteri diagnostici per il disturbo post-traumatico da stress (più del triplo del dato relativo alla popolazione generale).
Questa costante esposizione del personale delle forze dell’ordine a situazioni di notevole stress può comportare effetti duraturi sulla loro salute mentale.
Infatti gli operatori possono sviluppare una serie di disturbi:dal disturbo di stress post-traumatico al disturbo psicologico caratterizzato da flashback, ansia e incubi, tra gli altri sintomi.
Il burnout
Tra le altre conseguenze psicologiche derivanti dal costante stress e dalla incessante pressione vi è il burnout: “una sindrome legata allo stress lavoro-correlato, che porta il soggetto all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche, alla manifestazione di sintomi psicologici negativi (ad es. apatia, nervosismo, irrequietezza, demoralizzazione) che possono associarsi a problematiche fisiche (ad es. cefalea, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali etc.). Il burnout può colpire qualunque lavoratore anche se è coloro più esposti al rischio sono coloro che svolgono professioni d’aiuto. È una sindrome riconosciuta come “fenomeno occupazionale” dall’OMS nel maggio del 2019 ma non ancora come una condizione medica.
Il ruolo dello psicologo
Un contesto tanto pesante quanto delicato da cui emerge amaramente l’importanza della figura dello psicologo come supporto necessario per far fronte a tali eventi e promuovere il benessere psicologico degli operatori e, di conseguenza, la loro efficacia nel compiere le loro funzioni in un ambito in cui episodi stressanti vicende traumatiche sono prassi.
Il ruolo delicato dello psicologo in ambito delle Forze dell’Ordine consiste principalmente nel selezionare la gestione del personale, valutando la loro idoneità psicologica per questo specifico lavoro.
Inoltre, dà supporto nella gestione del personale, ad esempio nel caso in cui gli operatori che rientrano dopo lunghe assenze o situazioni di stress elevato.
Lo psicologo si occupa anche di fornire una formazione psicologica agli operatori per aiutarli a fronteggiare situazioni pesanti: dallo stress ai conflitti, dalla comunicazione efficace delle cattive notizie e in condizioni di emergenza alle strategie di coping e ottimizzazione delle risorse e della resilienza. La formazione può anche prevedere la formazione per far fronte a situazioni ad alto impatto emotivo.
Non per nulla lo psicologo fornisce supporto psicologico individuale o di gruppo per gli operatori dopo vicende traumatiche ad alto impatto emotivo di tipo professionale o personale, in modo da aiutarli così a elaborare l’esperienza, ridurre i sintomi di stress post-traumatico e agevolare il recupero.
Critical Incident Stress Debriefing, il Peer Support, il Defusing e tecniche di gestione dello stress psicofisico
Tra questi interventi si possono includere il Critical Incident Stress Debriefing: un intervento strutturato per aiutare gli operatori delle Forze dell’Ordine a elaborare emotivamente eventi critici di servizio.
Si svolge entro le 24-72 ore dall’evento e consiste in una sessione guidata da uno psicologo in cui gli operatori condividono le loro esperienze, emozioni e reazioni.
L’obiettivo principe è quello di prevenire il disturbo da stress post-traumatico e incentivare il recupero psicologico.
Il Peer Support coinvolge operatori addestrati a fornire sostegno reciproco agli altri membri delle Forze dell’Ordine dopo situazioni traumatiche o stressanti.
Lo zoccolo duro di questa modalità di approccio è la comprensione tra colleghi offrendo in questo modo un’opportunità di condivisione informale delle esperienze e il supporto emotivo.
Il Defusing è, invece, un intervento tempestivo post-evento critico che si svolge subito l’evento stesso. L’obiettivo è quello di fornire un supporto iniziale ai partecipanti, ma in modo meno strutturato rispetto al CISD.
Infatti questo modus operandi tende a stabilizzare le reazioni emotive subito dopo una vicenda traumatica.
Altre Tecniche di Gestione dello Stress Psicofisico
Tra le Tecniche di Gestione dello Stress Psicofisico che si possono insegnare agli operatori delle Forze dell’Ordine si possono includere altre tecniche:dalle quelle di respirazione al rilassamento muscolare progressivo, dal mindfulness ad altre strategie per mantenere il controllo durante situazioni stressanti. L’obiettivo è migliorare la capacità di gestire lo stress e mantenere il benessere mentale e fisico.
Funzioni che evidenziano il ruolo cruciale dello psicologo nelle forze armate per prevenire e far fronte tempestivamente agli eventi critici che gli operatori delle Forze dell’Ordine possono incontrare nel corso della loro carriera.
Requisiti per diventare psicologo delle FF.OO
Per questo motivo per diventare uno psicologo specializzato in questo settore è richiesta una formazione specifica con conoscenze approfondite: un percorso accademico che comprende una laurea magistrale in psicologia e l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi.
Per di più oltre ai requisiti di base, uno psicologo delle Forze dell’Ordine deve avere anche conoscenze specializzate.
Deve essere esperto nella psicologia dell’emergenza, nonché avere la capacità di comprendere e affrontare le reazioni psicologiche agli eventi critici.
Inoltre, dal momento che lavorerà in un ambiente ad alto tasso di stress, dovrà saper destreggiare la teoria e le tecniche della gestione dello stress, e dovrà altresì insegnare agli operatori come gestirlo. Infine, deve avere una conoscenza approfondita delle organizzazioni specifiche di tutti i comparti delle Forze dell’Ordine, comprese le strutture gerarchiche, le questioni operative e le esigenze peculiari di questo settore.
Un ruolo che diventa ancor più rilevante se si tengono in considerazione dell’aumento dei casi di suicidio che colpiscono le forze dell’ordine
Infatti, su spinta dell’Osservatorio e dei sindacati, negli ultimi anni nelle forze di polizia si sono finalmente alzati i livelli di screening nella selezione e si è dato il via a campagne di prevenzione, tavoli tecnici contro il disagio, progetti di monitoraggio e, soprattutto, task force di esperti dirette ad assicurare il sostegno anche a distanza e in forma anonima. I carabinieri sono pronti ad assumere altri 12 psicologi, la Polizia di Stato prevede l’assunzione di 50 (arrivando a 114) entro il 2027 e ha attivato il progetto «Una casa per papà» al fine di accogliere gli agenti che, con i loro figli, stanno affrontando una separazione. Ma non è finita qui, la Gdf ha appena sperimentato in Lombardia e Calabria un progetto per facilitare la socializzazione dei neo-finanzieri, coinvolgendo i colleghi più anziani. La polizia penitenziaria, invece, ha istituito un fondo da destinare, in modo strutturato e permanente, al supporto psicologico del personale.
Piccoli grandi passi al servizio di chi è al servizio della Nazione.
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