V-BAT: il drone che sta “seducendo” le forze armate USA

Ago 30 2021
a cura di Angelo Pinti
Già in valutazione da parte della Marina e della Guardia Costiera statunitensi, il velivolo “unmanned” sviluppato e prodotto da Martin UAV presenta caratteristiche che lo rendono appetibile anche da parte di US Army e Marines, oltre a prestarsi bene per la futura integrazione di una intelligenza artificiale che ne amplierebbe ulteriormente la gamma di impiego.
Il V-BAT è un sistema a decollo e atterraggio verticali, operazioni che compie con la coda rivolta verso il basso (da cui la qualifica di “tail-sitter”), sostenuto da un’elica spingente intubata.
Il V-BAT è un sistema a decollo e atterraggio verticali, operazioni che compie con la coda rivolta verso il basso (da cui la qualifica di “tail-sitter”), sostenuto da un’elica spingente intubata.

Realizzato dalla società texana Martin UAV, che è stata acquisita lo scorso 30 luglio dalla californiana Shield AI, il V-BAT è un drone concepito per missioni di “force protection”, pattugliamento aereo, mappatura aerea, supporto alle operazioni navali, missioni di ricognizione e sorveglianza, nonché di monitoraggio delle aree urbane, agricole e forestali. Grazie a questa varietà di potenziali impieghi e alle sue particolari caratteristiche, il velivolo è in fase di valutazione da parte della US Navy e della US Coast Guard, ed ha suscitato l’interesse anche dell’US Army e del Corpo dei Marines.

Il V-BAT è un sistema VTOL (Vertical Take-Off and Landing), ovvero a decollo e atterraggio verticali, operazioni che compie con la coda rivolta verso il basso (da cui la qualifica di “tail-sitter”) sostenuto da un’elica spingente intubata. Oltre ad abbinare caratteristiche dei velivoli ad ala fissa (aerei) e ad ala rotante (elicotteri), il drone statunitense presenta quella di poter essere lanciato e recuperato in un’area inferiore ai 9 metri quadrati, quindi anche su piccole unità navali e piattaforme veicolari terrestri. Lo provano i test compiuti da Martin UAV, che hanno visto il V-BAT decollare da un cutter della Guardia Costiera (il cui Research and Development Center ha collaborato alla prova) e sul pianale di 2,5 x 2,5 metri di un autocarro in movimento. Nel primo caso, il velivolo era stato lanciato per valutarne l’impiego in supporto di unità navali in missione di pattugliamento, anche per operazioni del tipo BLOS (Beyond Visual Line Of Sight), cioè in assenza di contatto visivo diretto fra l’operatore remoto e l’UAS.
Le medesime caratteristiche consentono a quest’ultimo di operare anche in aree urbane densamente popolate, che rappresentano uno scenario operativo quanto mail attuale. Lungo 2,43 m, con un’apertura alare di 2,74 m e un peso di 38,8 kg, il V-BAT è facilmente trasportabile in elicottero, minivan e pickup. Una volta sul posto, può essere lanciato in meno di mezz’ora da due sole persone e senza l’impiego di infrastrutture.

La Ground Control Station del V-BAT è trasportabile all’interno di una singola valigia rigida.
La Ground Control Station del V-BAT è trasportabile all’interno di una singola valigia rigida.
Caratteristiche tecniche

Il drone di Martin UAV è spinto da un motore bicilindrico a benzina da 182 cc con iniezione elettronica. Può volare per più di otto ore a una velocità di crociera di 83 km/h e a 4.600 m di quota, mentre la velocità massima è di 167 km/h. È dotato di un generatore elettrico in grado di erogare 500 Watt, più che sufficienti ad alimentare i sistemi di bordo e il carico utile, che è di 3,5 kg circa e può essere costituito da sensori elettroottici, sistemi ELINT (ELectronic-signals INTelligence), radar, sistemi EW (guerra elettronica) e di comunicazione specifici come ponti radio. Una volta decollato nel modo sopra indicato, il drone viene controllato da terra da un singolo operatore tramite una Ground Control Station (GCS) compatta che può essere trasportata all’interno di una valigia e comunica con il velivolo attraverso un data-link modulare in linea di vista che funziona fino a 80 km di distanza. Il controllo diretto del V-BAT può comunque essere esteso fino all’intero raggio d’azione del velivolo (665 km), in modalità BLOS, trasferendolo ad altre GCS che lo abbiano in linea di vista. In caso di interruzione delle comunicazioni, il drone può continuare a volare lungo un percorso preimpostato per proseguire verso un’area dove si troverà in linea di vista rispetto a una diversa stazione di controllo. Inoltre, può rientrare alla base o atterrare in un punto predeterminato, eventualmente anche su una piattaforma in movimento.

La capacità chiave: decollare e atterrare in spazi molto ristretti

Oltra alla US Coast Guard e alla US Navy, che lo ha già impiegato nella lotta contro il narco-traffico, il V-BAT interessa anche l’US Army e il Corpo dei Marines. L’Esercito ha inserito il drone di Martin UAV nella lista dei candidati per il programma Future Tactical Unmanned Aerial System (FTUAS), che comprende altri tre produttori, dal momento che soddisfa una serie di requisiti basilari: decollare e atterrare senza necessità di una pista, operare con qualsiasi condizione meteo e avere una traccia acustica più bassa degli RQ-7 Shadow che il nuovo velivolo sarà chiamato a sostituire. In particolare, la capacità del V-BAT di decollare e atterrare in spazi molto ridotti sembrerebbe porlo in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza, in quanto il Dipartimento della Difesa ritiene probabile che molti combattimenti futuri si svolgeranno in aree urbane densamente popolate.
Quanto ai Marines, nel dicembre 2020 il Corpo ha firmato un accordo con Martin UAV affinché quest’ultima fornisca servizi per testare l’impiego del V-BAT in operazioni di ricognizione, sorveglianza e acquisizione di bersagli in ambiente operativo.

Il velivolo di Martin UAV può essere lanciato e recuperato in un’area inferiore ai 9 metri quadrati, il che lo rende impiegabile anche da piccole unità navali. (Fonte: Martin UAV)
Il velivolo di Martin UAV può essere lanciato e recuperato in un’area inferiore ai 9 metri quadrati, il che lo rende impiegabile anche da piccole unità navali. (Fonte: Martin UAV)
La futura integrazione di un’intelligenza artificiale in funzione “Hive Mind”

L’acquisizione di Martin UAV da parte di Shield AI, alla quale abbiamo accennato all’inizio, indirizzerà anche il futuro sviluppo del V-BAT, in quanto l’azienda con sede a San Diego punta forte sull’intelligenza artificiale (AI) e sull’autonomia dei sistemi. In un’intervista rilasciata al sito Defence News a fine luglio, Brandon Tseng, ex operatore del Navy SEAL e cofondatore nonché chief operating officer della società, ha dichiarato che la vocazione di Shield AI è sempre stata quella di “portare il nostro contributo in termini di intelligenza artificiale e autonomia su piattaforme di crescente importanza strategica”. Tseng ha fatto particolare riferimento alla cosiddetta “Hive Mind”, l’intelligenza di sciame, con cui integrare numerosi sistemi unmanned per migliorare l’efficacia delle missioni e ridurre il rischio per i soldati sul terreno. In quest’ottica, il V-BAT è stato considerato la piattaforma più idonea per integrare determinate soluzioni, in virtù di una “architettura hardware unica” grazie alla quale il sistema non soffre delle limitazioni che affliggono quelli concorrenti.

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