USA: tour diplomatico in Asia orientale e prove di dialogo con la Cina

Mar 19 2021
a cura di Benedetta Pellegrino
La serie di incontri ministeriali in formato “2+2” tra i segretari di Stato e della Difesa statunitensi e i loro omologhi di Giappone e Corea del Sud ha toccato svariati argomenti, in primo luogo le attività destabilizzanti di Pechino nella regione dell’Indo-Pacifico. Un preludio al duro “faccia a faccia” in Alaska che ha allontanato, per ora, la possibilità di un disgelo tra le due grandi potenze.
Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, e il segretario della Difesa, Lloyd Austin, incontrano le loro controparti giapponesi, Toshimitsu Motegi e Nobuo Kishi (Fonte: account Twitter di Blinken).
Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, e il segretario della Difesa, Lloyd Austin, incontrano le loro controparti giapponesi, Toshimitsu Motegi e Nobuo Kishi (Fonte: account Twitter di Blinken).

Lo scorso 15 marzo è iniziato il tour asiatico del segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, e del segretario della Difesa Lloyd Austin: un viaggio che ambisce a ricostruire un forte legame con alleati orientali scoraggiati e a riunire un fronte unito per il contenimento della Cina. Dopo una serie di incontri ministeriali in formato “2+2” in Giappone, la delegazione americana si è recata il 17 marzo in Corea del Sud, dove i due alti funzionari hanno incontrato i rispettivi omologhi. Queste visite ai partner degli Stati Uniti nell’Asia orientale sono un preludio al “faccia a faccia” con Pechino organizzato per il 18 e 19 marzo ad Anchorage (Alaska), dove a Blinken è stato affiancato dal consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan in un incontro con i due massimi diplomatici cinesi: il direttore dell’Ufficio Affari Esteri della Commissione Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Yang Jiechi, e il ministro degli Affari Esteri, Wang Yi.

Washington vede questa serie di incontri come un’opportunità per stabilire regole di base e linee guida per un rapporto che Blinken ha definito “il più grande test geopolitico del 21° secolo”.

Incontro tra le delegazioni statunitense e giapponese (Fonte: account Twitter di Blinken).
Incontro tra le delegazioni statunitense e giapponese (Fonte: account Twitter di Blinken).
L’incontro Stati Uniti – Giappone

Si è tenuta a Tokyo martedì scorso (16 marzo) la ministeriale “2+2” tra i segretari di Stato e della Difesa degli Stati Uniti e le loro controparti giapponesi, Toshimitsu Motegi e Nobuo Kishi. I quattro ministri hanno discusso di questioni di interesse comune: dalla sicurezza nella regione dell’Indo-Pacifico, anche alla luce della militarizzazione del Mar Cinese Meridionale da parte di Pechino, alla cooperazione nell’ambito della difesa e allo stato dei diritti umani a Hong Kong e nella regione cinese dello Xinjiang; ma il tema caldo è stato sicuramente l’influenza sempre più grande di Pechino nella regione.

Kishi ha commentato che la prima visita di esponenti dell’amministrazione statunitense nel paese del Sol Levante “rappresenta un messaggio forte che riflette la solidità dell’alleanza nippo-americana”.

Nella dichiarazione congiunta rilasciata a margine dell’incontro, con riguardo alle dispute territoriali in atto fra Tokyo e Pechino nel Mar Cinese Orientale, si afferma l’opposizione di “Stati Uniti e il Giappone a ogni azione unilaterale che possa minare lo status quo o mettere in dubbio l’amministrazione giapponese delle isole Senkaku”, che il governo di Tokyo ritiene “coperte” dal Trattato di mutua cooperazione e sicurezza in vigore tra Stati Uniti e Giappone, in base al quale i primi sarebbero impegnati a difendere militarmente il territorio nipponico in caso di aggressioni straniere.

L’incontro fra i ministri della Difesa dei due paesi, Lloyd Austin e Nobuo Kishi, si è concentrato sulla Cina e sulla Corea del Nord.: “L’obiettivo di questa visita è rafforzare le relazioni con gli alleati”, ha dichiarato Austin. “Il nostro scopo è garantire capacità e piani d’azione per costituire un deterrente credibile nei confronti della Cina o di qualsiasi altro paese che voglia sfidare gli Stati Uniti.

I ministri hanno ribadito l’impegno “incrollabile” di Washington a rafforzare l’alleanza bilaterale con il Giappone e a “contrastare le coercizioni e il comportamento destabilizzante” messi in atto da Pechino “verso altri paesi nella regione”, mettendo in guardia la Cina riguardo all’adozione di atteggiamenti aggressivi. I ministri hanno inoltre sottolineato come il comportamento di Pechino sia “incompatibile con l’ordine internazionale esistente e presenti sfide politiche, economiche, militari e tecnologiche”. L’obiettivo è quello di inviare un messaggio esplicito alla Cina, sempre più aggressiva sullo scacchiere internazionale.

La reazione del governo cinese è stata immediata. Il vicedirettore del Dipartimento di Informazione del Ministero degli Affari Esteri, Zhao Lijian, ha commentato: “Gli scambi e la cooperazione tra Stati Uniti e Giappone dovrebbero aiutare a migliorare la comprensione e la fiducia reciproche tra i paesi, favorendo l’unità e la cooperazione tra i paesi della regione e la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico, e non prendere di mira o danneggiare gli interessi di terzi. Questa mossa porterà soltanto caos e conflitti nella regione. La Cina”, ha concluso Zhao, “adotterà tutte le misure necessarie per difendere risolutamente i propri interessi di sovranità, sicurezza e sviluppo.

Blinken e il suo omologo coreano Chung Eui-yong (Fonte: account Twitter Ministero Affari Esteri della Corea del Sud).
Blinken e il suo omologo coreano Chung Eui-yong (Fonte: account Twitter Ministero Affari Esteri della Corea del Sud).
L’incontro Stati Uniti – Corea del Sud

Il giorno seguente (17 marzo), Blinken e Austin si sono recati a Seul, dove hanno incontrato i rispettivi omologhi, Chung Eui-yong e Suh Wook, sempre nel formato 2+2. In un editoriale congiunto pubblicato sulla stampa statunitense prima del viaggio, i due rappresentanti dell’amministrazione Biden avevano espresso la volontà di lavorare con Giappone e Corea del Sud per “rispondere in maniera sinergica a minacce come i programmi balistico e nucleare della Corea del Nord”.

Anche dall’angolo visuale di Seul, Pyongyang e Pechino rappresentano le sfide più importanti, tanto che il contrasto alle azioni “coercitive e aggressive” della Cina in Asia e la denuclearizzazione della penisola coreana sono stati i temi al centro degli incontri. Nel suo discorso, Blinken ha attaccato la Corea del Nord affermando che il suo “regime autoritario continua a commettere abusi sistemici e diffusi contro il suo stesso popolo. Dobbiamo difendere i diritti e le libertà fondamentali contro coloro che li opprimono”. Quanto all’alleanza tra USA e Corea del Sud, il segretario di Stato ha assicurato che essa è “incrollabile, ferrea e radicata nell’amicizia, nella fiducia reciproca e nei valori condivisi”.

In risposta a tali affermazioni, il primo viceministro degli Esteri nordcoreano Choe Son-hui ha dichiarato all’agenzia ufficiale KCNA che non vi sarà alcun contatto o colloquio negoziale tra Corea del Nord e Stati Uniti “fino a quando gli USA non ritireranno le politiche ostili nei confronti di Pyongyang”. Una dichiarazione che segue quella rilasciata da Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un e membro supplente dell’Ufficio politico della Corea del Nord, la quale ha consigliato a Washington di astenersi dalle provocazioni se “vuole dormire sonni tranquilli per i prossimi quattro anni. Giochi di guerra e ostilità non possono mai andar d’accordo con dialogo e cooperazione”. Poche ore prima delle dichiarazioni diffuse dalla KCNA, l’amministrazione Biden ha fatto sapere di aver tentato di contattare tramite diversi canali la Corea del Nord per ridurre il rischio di escalation, ma di non aver ricevuto risposte.

Della possibile partecipazione della Corea del Sud al programma QUAD (Quadrilateral Security Dialogue), ovvero l’alleanza in funzione anti-cinese di cui fanno parte Stati Uniti, Giappone, Australia e India, non si è fatto cenno. Sia perché, secondo quanto riferito da Suh, Seul non ha ricevuto alcun invito ufficiale, sia perché il governo sudcoreano preferisce non assumere una posizione apertamente contraria alla Cina, che rappresenta un attore cruciale per l’eventuale ripresa dei negoziati con Pyongyang sul disarmo nucleare. Viceversa, durante l’incontro USA-Giappone fra Motegi e Blinken, quest’ultimi avevano espresso soddisfazione per la riuscita del primo vertice in videoconferenza tra i leader del QUAD, ribadendo la volontà comune di promuovere la realizzazione del concetto di “Indo-Pacifico libero e aperto”, anche in collaborazione con i Paesi dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN).

Blinken e Austin incontrato i rispettivi omologhi, Chung Eui-yong e Suh Wook, a Seul (Fonte: account Twitter John Kirby).
Blinken e Austin incontrato i rispettivi omologhi, Chung Eui-yong e Suh Wook, a Seul (Fonte: account Twitter John Kirby).
USA e Cina si incontrano in Alaska

Alla vigilia del dialogo strategico di alto livello tra Cina e Stati Uniti, Washington ha mostrato il volto più duro, sanzionando 24 funzionari cinesi e di Hong Kong per la riforma del sistema elettorale nella città che penalizza gli oppositori di Pechino. Da parte sua, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao, aveva sottolineato già prima dell’incontro che Pechino non avrebbe concesso margini di compromesso su questioni relative alla sovranità, alla sicurezza e ai suoi interessi fondamentali.

L’incontro ospitato ad Anchorage (località scelta perché al centro della rotta aerea tra le capitali di Cina e Stati Uniti) è iniziato con una serie di accuse reciproche, incentrate essenzialmente sul non aver rispettato il protocollo e l’etichetta diplomatica.

Blinken e Sullivan hanno notificato alle controparti cinesi che da quel momento in poi le relazioni tra i due paesi saranno improntate a una “competizione serrata”. Il segretario di Stato ha ribadito in particolare la “profonda preoccupazione” degli Stati Uniti per le azioni della Cina nella regione autonoma dello Xinjiang, teatro degli abusi ai danni della minoranza uigura, ma anche ad Hong Kong e Taiwan. Ha quindi sollevato il tema dei cyber attacchi contro gli USA e della coercizione economica della Cina ai danni degli alleati di Washington. Azioni che “minano l’ordine basato sulle regole che mantiene la stabilità globale”.

La delegazione cinese ha rigettato tutte le accuse avanzate dalla controparte, affermando che la Cina non accetterà mai “accuse ingiustificate” da parte degli Stati Uniti e chiedendo loro di abbandonare le “vecchie abitudini dell’egemonia statunitense” e di non interferire negli affari interni di Pechino.

Il ministro degli Esteri Wang ha infatti ribadito che lo Xinjiang, Hong Kong e Taiwan sono parti inseparabili della Cina, e che ogni interferenza nell’amministrazione di quelle regioni costituisce una intromissione indebita. Ai rilievi in materia di violazione dei diritti umani, Yang ha replicato accusando gli USA di non tutelare i loro cittadini afroamericani, e ha imputato agli Stati Uniti una “mentalità da Guerra fredda”.

Blinken ha negato che Washington stia interferendo negli affari interni della Cina e ha puntualizzato: “La nostra amministrazione si impegna a essere leader per mezzo della diplomazia, allo scopo di far progredire gli interessi degli Stati Uniti e rafforzare l’ordine internazionale basato sulle regole”.

Dunque l’incontro fra Cina e Stati Uniti, deciso in occasione della telefonata tra Joe Biden e Xi Jinping dello scorso 10 febbraio, non ha portato al disgelo auspicato. Ora c’è la possibilità di un nuovo incontro, questa volta fra Biden e Xi, in occasione della Giornata della Terra in programma il prossimo 22 aprile.

Tra le prime reazioni al summit si registra quella di Hu Xijin, direttore di “Global Times”, quotidiano in lingua inglese controllato dal Partito Comunista Cinese, che su Twitter ha commentato: “Cina e Stati Uniti non si sono mai accusate in modo così aperto e sgarbato”, e la società cinese è “stanca dell’arroganza, dei doppi standard e del teppismo” degli USA.
L’esito non proprio felice del primo incontro era stato previsto da Washington: “Ci aspettiamo discussioni molto, molto dure”, aveva dichiarato un funzionario della delegazione statunitense prima dell’inizio dei colloqui.

Il ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi (Fonte: Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese).

USA Cina

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Il ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi (Fonte: Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese).

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