Libia, al via governo di transizione

Feb 08 2021
a cura di Benedetta Pellegrino
Le diverse fazioni, riunite a Ginevra nel Forum per il dialogo, hanno nominato i quattro uomini che guideranno il nuovo esecutivo che traghetterà il paese fino alle elezioni del prossimo dicembre. La comunità internazionale ha accolto con favore la scelta, mentre per l’ONU si tratta di un momento storico.
Abdul Hamid Dbeibah nominato primo ministro ad interim.
Abdul Hamid Dbeibah nominato primo ministro ad interim.

A margine del Libyan Political Dialogue Forum (LPDF) tenutosi a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite, il 5 febbraio scorso i 75 delegati delle diverse fazioni libiche, tra cui figure regionali e tribali e rappresentanti di fazioni politiche, hanno votato per scegliere il primo ministro ad interim e i tre membri del Consiglio Presidenziale, ciascuno in rappresentanza di una delle principali regioni della Libia. Un governo di transizione, che traghetterà il paese fino al 24 dicembre, data stabilita per le elezioni nazionali.

Stephanie Williams vice capo della United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) ha annunciato la nomina dei quattro uomini che avranno il compito di riunificare un paese martoriato da 10 anni di conflitti, seguiti alla caduta del regime del colonnello Muammar Gheddafi.

Nello specifico è stata annunciata la nomina dell’ingegnere Abdul Hamid Dbeibah a primo ministro ad interim, Mohammad Younes al-Manfi, diplomatico originario di Tobruk, espulso dalla Grecia nel dicembre 2019 in seguito all’accordo tra Tripoli e Ankara sulle rispettive zone economiche esclusive nel Mediterraneo, a capo del Consiglio Presidenziale, Mossa Al-Koni, rappresentante della minoranza Tuareg, e Abdullah Hussein Al-Lafi, dalla città occidentale di Zuwara, membri del Consiglio Presidenziale. Il primo ministro libico avrà 21 giorni per formare un esecutivo e altre tre settimane per ottenere la fiducia del Parlamento, quindi dovrà insieme agli altri tre collaboratori preparare il terreno per delle elezioni nazionali eque e trasparenti, oltre che garantire la partecipazione sicura dei libici al processo elettorale.

Il nuovo primo ministro libico promette una transizione politica pacifica

Abdul Hamid Dbeibah è un uomo d’affari, nato a Misurata, che aveva guidato la Libyan Investment and Development Company (LIDCO), il fondo nazionale avviato da Gheddafi nel 2007 e responsabile di alcuni dei più grandi progetti di lavori pubblici del paese. Proprio per questo motivo non era considerato fra i candidati favoriti, un outsider che è apparso come figura di compromesso fra le due fazioni contrapposte, ovvero il Governo di Accordo Nazionale (GNA) riconosciuto dalle Nazioni Unite e quello di Tobruk appoggiato dalle milizie LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar.

Dbeibah ha affermato durante un’intervista televisiva il 6 febbraio che le elezioni di LPDF rappresentano una vittoria di “unità nazionale, riconciliazione e democrazia” e che “la roadmap dell’LPDF aprirà la strada per porre fine ai conflitti e alle fasi di transizione in Libia e raggiungere le elezioni”, e ha promesso di lavorare con tutte le parti indipendentemente dalle loro ideologie, background o provenienza regionale. Dbeibah ha chiarito inoltre la sua forte volontà di avere successo: “Il fallimento in questa fase delicata della storia della Libia e del suo popolo non è un’opzione. E quindi, invito tutti, senza eccezioni, a riunirsi attorno a questo governo per iniziare un lavoro serio per ricostruire il nostro Paese su basi solide”. Ha promesso che il suo governo sosterrà le donne, i giovani, i governi locali e promuoverà la libertà di opinione, impegnandosi a “utilizzare l’istruzione e la formazione come un percorso verso la stabilità”. E ha aggiunto che “si lavorerà in modo che gli organi di sicurezza siano professionali e le armi siano poste sotto il monopolio dello Stato”.

Un programma che non sarà facile da attuare vista anche la presenza di 20 mila mercenari stranieri nel paese.

Un'immagine dal Libyan Political Dialogue Forum (Foto da account Twitter UNSMIL).

governo transizione

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Un’immagine dal Libyan Political Dialogue Forum (Foto da account Twitter UNSMIL).
Le decisioni del Comitato militare congiunto libico

Proprio riguardo alla presenza dei mercenari stranieri il Comitato militare congiunto libico 5+5 riunito a Sirte, formato da rappresentanti dell’Esercito Nazionale (LNA) e da membri del governo di Tripoli, ha raggiunto un accordo per iniziare ad allontanarli dal territorio libico a partire dall’ultima settimana di febbraio. Il portavoce del LNA, il generale Ahmed Al-Mismari, ha confermato che il dossier turco rappresenta una grande sfida per la risoluzione della crisi libica.

Inoltre secondo quanto riferito dal generale Mohamad al Turjuman, il Comitato, ha anche concordato la rimozione di tutte le mine e i dispositivi militari collocati entro 200 metri dalle strade principali: “Abbiamo chiesto alla delegazione di Haftar di consegnare le mappe che mostrano la collocazione delle mine e sono stati istituiti comitati congiunti delle due delegazioni, compreso uno di sicurezza, che controllerà il collegamento lungo la costa”. Il generale ha confermato che alcuni “osservatori internazionali saranno inviati nella regione per monitorare l’attuazione dei termini dell’accordo”.

L’appoggio della comunità internazionale

L’inviato ad interim dell’ONU Stephanie Williams, che ha facilitato i colloqui in Svizzera, ha definito i risultati del Forum come un “momento storico”, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha affermato: “Credo che sia una svolta”.

La nomina del governo ad interim è stata subito accolta con favore dalle varie fazioni libiche; infatti Haftar si è congratulato con “le figure nazionali” selezionate e ha aggiunto che “Il popolo libico spera che lavoreranno instancabilmente per fornire servizi e preparare il Paese alle elezioni generali del 24 dicembre 2021”. Mentre da canto suo al-Sarraj ha augurato “successo nella sua missione” al nuovo esecutivo.

Anche i paesi europei hanno accolto con favore il nuovo governo di transizione, nonostante ci sia una lunga strada da percorrere. In particolare l’Italia, tramite il Ministero degli Esteri ha invitato “tutti gli attori libici e internazionali a continuare a lavorare nel primario interesse del popolo libico, per preservare l’unità e la sovranità della Libia e promuovere la prosperità del Paese” inoltre confida che i progressi compiuti nel LPDF possano contribuire alla cooperazione tra tutte le parti libiche interessate nei settori interconnessi di sicurezza, economia e rispetto del diritto internazionale umanitario nel quadro del processo di Berlino, anche nella prospettiva della riconciliazione nazionale”.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, durante una telefonata al nuovo capo del Consiglio Presidenziale libico si è congratulato per il nuovo incarico ed ha espresso il pieno sostegno dell’Egitto.

La Grecia attraverso il ministero degli Esteri, si è detta impaziente di stabilire contatti con il nuovo governo libico “per rafforzare le relazioni bilaterali sulla base del diritto internazionale” e ha annunciato l’intenzione di riaprire la sua ambasciata a Tripoli. Nello stesso spirito, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha affermato che l’elezione di un nuovo governo libico unificato è “un passo importante verso la pace nel nostro paese vicino”.

Anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante un colloquio telefonico si è congratulato con Al-Manfi per il nuovo incarico. I due leader hanno discusso delle relazioni bilaterali tra i due paesi e la necessità di rafforzarle. Ankara ha confermato il suo sostegno al nuovo Consiglio di presidenza per risolvere la crisi libica.

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