Processori “indigeni” per garantire la competitività industriale e la sovranità digitale dell’Europa

Gen 05 2021
a cura della Redazione
Diciassette paesi dell’UE hanno firmato una dichiarazione congiunta che li impegna a sviluppare processori integrati a basso consumo di prossima generazione e avanzate tecnologie per l’elaborazione dei dati. L’accordo, che prevede lo stanziamento di 145 miliardi di euro nei prossimi 2-3 anni, punta a rafforzare la catena del valore dell’elettronica e dei sistemi integrati a livello continentale.
Foto da Commissione Europea
Foto da Commissione Europea

Lo scorso 7 dicembre, 17 Stati membri dell’Unione Europea(*) hanno firmato da remoto una dichiarazione congiunta che li impegna a lavorare insieme nello sviluppo di processori integrati a basso consumo e affidabili di prossima generazione, nonché di avanzate tecnologie fino a 2 nm (nanometri) per l’elaborazione dati . Finanziamenti per un totale di 145 miliardi di euro verranno assegnati nei prossimi 2-3 anni e permetteranno all’Unione di presentare i propri chip per processori all’avanguardia con un “miglioramento significativo delle prestazioni energetiche e della velocità” entro il 2025.

Per far fronte alle principali sfide tecnologiche, di sicurezza e sociali, l’Europa si impegna così a sostenere uno sforzo notevole per rafforzare il proprio ecosistema di processori e semiconduttori e per espandere la presenza industriale lungo la catena di approvvigionamento. “Accettiamo di consolidare e sviluppare la posizione dell’Europa in aree di comprovata esperienza e miriamo a stabilire capacità europee avanzate di progettazione di chip e strutture di produzione che si orientino verso ‘nodi’ all’avanguardia per l’elaborazione dei dati e la connettività”, riporta la dichiarazione congiunta dei paesi firmatari.

Thierry Breton, commissario per il mercato interno, ha dichiarato: “L’Europa ha tutte le carte in regola per diversificare e ridurre le dipendenze critiche, pur rimanendo aperta. Avremo quindi bisogno di impostare piani ambiziosi, dalla progettazione di chip alla produzione avanzata di nodi fino a 2nm, con l’obiettivo di differenziarci e rafforzare le nostre catene del valore più importanti. Lo sforzo congiunto di oggi, molto apprezzato, è un importante balzo in avanti: aprirà la strada al lancio di un’alleanza industriale. Un approccio collettivo può aiutarci a sfruttare i nostri punti di forza esistenti e ad abbracciare nuove opportunità poiché i chip per processori avanzati svolgono un ruolo sempre più importante per la strategia industriale europea e la sovranità digitale”.

Immagine dalla rete
Immagine dalla rete
L’importanza dell’industria dei semiconduttori

I componenti dei semiconduttori, tra cui i processori, sono oggi incorporati ovunque, dalle automobili e le apparecchiature mediche ai telefoni cellulari e ai network, al monitoraggio ambientale. Alimentano i dispositivi e i servizi “smart” che si utilizzano oggigiorno. Per questo motivo rappresentano la base dell’innovazione e sono centrali per la competitività industriale in un mondo digitalizzato. Determinano le caratteristiche dei prodotti in cui sono incorporati – tra cui sicurezza, privacy, rendimento energetico e sicurezza – dando forma al modo in cui si svilupperà la transizione verde e digitale dell’Europa. Per l’importanza che riveste, la spesa del settore dei semiconduttori in ricerca e sviluppo come percentuale delle entrate è tra le più alte, aggirandosi fra il 15 e il 20%.

L’Europa risulta essere forte in aree specifiche dell’industria dei semiconduttori, come ad esempio l’elettronica di potenza, le tecnologie RF, i sensori intelligenti per l’intelligenza artificiale incorporata, i microcontrollori, le tecnologie a bassa potenza, i componenti sicuri e le apparecchiature per la produzione di semiconduttori. In effetti, i produttori di chip europei sono presenti a livello globale nei mercati verticali, ad esempio dei sistemi integrati per la produzione automobilistica e industriale. Inoltre, l’Europa ha anche una forte posizione tecnologica nelle reti mobili, comprese le attuali tecnologie 5G e 6G emergenti. Tuttavia, essa dipende sempre più dai chip prodotti in altre regioni del mondo, in particolare quelli utilizzati per le comunicazioni elettroniche, l’elaborazione dei dati e le attività di elaborazione, inclusi i processori.

Quest’accordo rappresenta quindi l’opportunità di garantire la sovranità tecnologica e la competitività dell’Europa, nonché la capacità di affrontare le sfide ambientali e sociali chiave e i nuovi mercati di massa emergenti, grazie alla possibilità di sviluppare la prossima generazione di processori e semiconduttori.

Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno. (Foto da Parlamento Europeo)
Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno. (Foto da Parlamento Europeo)
I punti su cui i paesi concordano

I paesi membri dell’UE che hanno sottoscritto la dichiarazione lavoreranno insieme per rafforzare le capacità dell’Europa di progettare, ed eventualmente fabbricare, la prossima generazione di processori affidabili e a basso consumo per applicazioni nei seguenti settori: connettività ad alta velocità, veicoli automatizzati, aerospazio e difesa, salute e agroalimentare, intelligenza artificiale, data center, fotonica integrata, super calcolo e calcolo quantistico. Tutto ciò, nell’ambito di una più ampia gamma di iniziative volte a rafforzare l’intera catena del valore dell’elettronica e dei sistemi integrati.

In particolare, la dichiarazione firmata dai 17 Stati europei mira a creare sinergie tra le diverse iniziative nazionali di ricerca e investimento. Si basa su, e amplierà, gli sforzi collettivi, compresi i futuri KDT ed Euro HPC (high performance computing) Joint Undertakings, l’European Processor Initiative e il già esistente IPCEI (Important Project of Common European Interest) sulla microelettronica. Ciò richiederà investimenti provenienti dal bilancio dell’UE, dai bilanci nazionali e dal settore privato. La microelettronica, ad esempio, in particolare i chip dei processori, è già tra le aree chiave identificate per gli investimenti per il Recovery and Resilience Facility.

Nello specifico, gli Stati membri concordano sui due punti seguenti.

1) Cooperare e impegnarsi nello sforzo per co-investire nelle tecnologie dei semiconduttori nell’intera catena del valore, e a tal fine mobilitare gli stakeholder industriali attraverso alleanze per stabilire strategie e piani di ricerca per la progettazione, implementazione e fabbricazione dei processori; affrontare le sfide comuni grazie a vari meccanismi di finanziamento che contribuiscano all’aumento della capacità di produzione dei sistemi in Europa, con miglioramenti significativi entro il 2025; progettare un European Flagship Project multi-paese e inclusivo che miri a sostenere l’industria elettronica europea.

2) Sostenere l’uso delle tecnologie dei semiconduttori in Europa e, a tal fine, facilitare lo sfruttamento da parte delle piccole e medie imprese di tecnologie avanzate di chip in prodotti innovativi, ma anche fornire opportunità di formazione e riqualificazione per lavoratori e studenti; lavorare con standard comuni e, se necessario, con certificazioni per dispositivi elettronici affidabili, nonché requisiti comuni per l’approvvigionamento di chip sicuri e sistemi integrati nelle applicazioni che fanno uso della tecnologia dei chip o si basano su di essa.

(*) Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Estonia, Grecia, Croazia, Malta, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Romania, Austria, Slovacchia e Cipro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.