USA: sanzioni alla Turchia per l’acquisto degli S-400

Dic 17 2020
a cura di Benedetta Pellegrino
Dopo aver a lungo minacciato Ankara di ritorsioni per l’acquisto del sistema di difesa aerea russo, la Casa Bianca è passata ai fatti, applicando per la prima volta la legislazione statunitense del CAATSA nei confronti di un alleato della NATO. Una mossa che il paese anatolico condanna come ingiusta e lesiva della propria sovranità nazionale.
Il sistema missilistico di difesa aerea S-400 Triunf di produzione russa.
Il sistema missilistico di difesa aerea S-400 Triunf di produzione russa.

Lo scorso 14 dicembre, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato una serie di sanzioni finanziarie nei confronti della Presidenza delle industrie della difesa (Presidency of Defence Industries o SSB) della Turchia, un’organizzazione governativa che gestisce l’industria della difesa del paese, per l’acquisto del sistema di difesa aerea russo S-400. Le sanzioni vengono imposte ai sensi della sezione 231 del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA) e sono motivate dal fatto che Ankara si è consapevolmente impegnata in una transazione significativa con Rosoboronexport (ROE), l’agenzia statale russa responsabile dell’export militare. È la prima volta che il CAATSA viene utilizzato dagli Stati Uniti per penalizzare un loro alleato della NATO. “Nonostante i nostri avvertimenti”, ha twittato Pompeo, “la Turchia è andata avanti con l’acquisto e il collaudo del sistema S-400 dalla Russia. Le sanzioni odierne contro l’SSB turca dimostrano che gli Stati Uniti implementeranno pienamente il CAATSA. Non tollereremo transazioni significative con il settore della difesa russo.

Ankara ha immediatamente condannato le sanzioni e, tramite il suo ministero degli Esteri, ha dichiarato: “Chiediamo agli Stati Uniti di riconsiderare tali ingiuste sanzioni e fare marcia indietro rispetto a questo grave errore il prima possibile. La Turchia è pronta ad affrontare la questione attraverso il dialogo e la diplomazia, conformemente allo spirito di alleanza”. Ha poi aggiunto, però, che le sanzioni “avranno inevitabilmente un impatto negativo sulle nostre relazioni, e la Turchia reagirà con le modalità e nei tempi che riterrà opportuni”.

La sezione 231 del CAATSA

Washington ha precisato che le sue azioni non intendono minare le capacità o la prontezza militari della Turchia o di qualsiasi altro alleato o partner degli Stati Uniti quanto piuttosto far pagare un prezzo alla Russia per le sue attività considerate contrarie agli interessi nazionali americani.

La Russia, d’altra parte, mina la politica interna della regione mediterranea, sostiene il brutale dittatore della Siria e alimenta il conflitto della Libia per delega [riferimento al generale Haftar, ‘uomo forte del governo non riconosciuto di Tobruk, ndr.]. Chi è che sta giocando?”, ha ribattuto Pompeo tramite Twitter.

Gli Stati Uniti, infatti, affermano di aver comunicato alla Turchia che l’acquisto del sistema S-400 avrebbe messo in pericolo la sicurezza della tecnologia e del personale militare americano, nonché finanziato il settore della difesa russo e fornito a Mosca un accesso alle forze armate e all’industria della difesa turche.

Tramite la sezione 231 del CAATSA, Washington può imporre sanzioni verso qualsiasi entità (società, agenzie, personalità ecc.) consapevolmente impegnata in transazioni con i settori della difesa o dell’intelligence russi, o chi per loro, inclusa Rosoboronexport. Nello specifico, il segretario di Stato ha selezionato le seguenti sanzioni da imporre a SSB: divieto di concedere licenze a autorizzazioni di esportazione statunitensi specifiche per qualsiasi merce o tecnologia destinata a SSB; divieto di prestiti o crediti da parte di istituzioni finanziarie statunitensi a beneficio di SSB per un totale di oltre 10 milioni di dollari nell’arco di dodici mesi; divieto di assistenza da parte dell’US Export-Import Bank per le esportazioni verso SSB; obbligo per gli Stati Uniti di opporsi a prestiti a beneficio di SSB da parte di istituzioni finanziarie internazionali; infine, blocco totale oppure restrizioni sui visti di Ismail Demir (presidente di SSB), Faruk Yigit (vicepresidente SSB), Serhat Gencoglu (capo del dipartimento della difesa aerea e spaziale) e Mustafa Alper Deniz (program manager della direzione regionale dei sistemi di difesa aerea. Di queste personalità sono state inoltre bloccate tutte le proprietà all’interno della giurisdizione degli Stati Uniti.

Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo (a sinistra) e il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu (a destra), hanno discusso la decisione di Washington in una telefonata.
Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo (a sinistra) e il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu (a destra), hanno discusso la decisione di Washington in una telefonata.
La reazione della Turchia

Il giorno stesso dell’annuncio delle sanzioni, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, hanno discusso la decisione di Washington in una telefonata.

Il presidente turco Erdogan, da parte sua, durante un discorso alla nazione tenuto il 16 dicembre ha affermato che le sanzioni statunitensi rappresentano un “attacco palese” alla sovranità di Ankara. Il paese anatolico è il primo membro della NATO a dover affrontare tali sanzioni che, secondo quanto affermato da Erdogan, cercherebbero di rendere dipendente l’industria della difesa turca.

In un’intervista all’agenzia di stampa nazionale Anadolu, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha dichiarato: “Condanniamo questa decisione, che non è conforme all’alleanza e alle attuali realtà militari o politiche. Una decisione che ha scosso tutti i valori dell’alleanza tra i nostri paesi”. Akar ha inoltre sottolineato le minacce aeree e missilistiche che la Turchia deve affrontare, quindi ha aggiunto: “Ovviamente, le sanzioni contro un paese membro della NATO non mineranno soltanto lo spirito di alleanza, ma anche, e profondamente, la fiducia tra gli alleati”. Il ministro ha proseguito affermando che Ankara ha preso tutte le misure necessarie per la sicurezza della nazione: “In questo modo, stiamo adempiendo pienamente ai nostri impegni verso tutti i nostri alleati, in particolare la NATO. È nostro diritto aspettarci che i nostri alleati vedano e comprendano le esigenze di sicurezza del nostro paese e della nostra nazione”. Infine ha ribadito che “l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa missilistico russo S-400 è il risultato di una necessità piuttosto che di una scelta. I nostri alleati sono stati informati che l’S-400 non sarà integrato nei sistemi NATO o nei sistemi nazionali collegati ai sistemi NATO, e sarà utilizzato come i sistemi russi presenti in altri paesi NATO.

Il fragile rapporto fra i due alleati e l’esclusione della Turchia dal programma F-35

La frattura tra Turchia e Stati Uniti si era allargata già durante l’agosto scorso, quando era stata annunciata la firma del contratto da parte di Ankara per il secondo lotto di sistemi di difesa aerea S-400 (il primo set formato da due batterie ha avuto luogo fra luglio e settembre del 2019). Il paese anatolico è diventato così il primo membro della NATO ad acquistare un sistema d’arma maggiore dalla Russia.

A causa della volontà di acquistare l’S-400, la Turchia era stata inoltre rimossa dal programma F-35 già nel 2019, e a tal proposito la Casa Bianca aveva dichiarato: “La decisione della Turchia di acquistare i sistemi di difesa aerea S-400 russi rende impossibile proseguire il suo coinvolgimento con l’F-35. La Turchia è un partner di lunga data e di fiducia, nonché alleato della NATO da oltre 65 anni, ma accettare l’S-400 mina gli impegni che tutti gli alleati della NATO si sono presi l’un l’altro per allontanarsi dai sistemi russi.” Dal canto suo, Ankara ha affermato di essere stata costretta ad acquistare il sistema russo perché gli Stati Uniti si sono rifiutati di venderle i missili Patriot di fabbricazione americana. Il governo turco ha anche indicato quello che considera un doppio standard, poiché la Grecia, membro della NATO, utilizza missili di fabbricazione russa.

Tuttavia, le sanzioni da parte di Washington non erano ancora scattate grazie ai buoni rapporti personali fra Donald Trump e il suo omologo Erdogan, oltre che per dare tempo al governo turco di riconsiderare la vicenda. Ma i test effettuati con gli S-400 già acquistati e la scadenza del mandato presidenziale di Trump hanno attirato critiche da parte del Congresso, che ha spinto così per l’imposizione delle sanzioni.

Arrivando poche settimane prima che il presidente eletto Joe Biden assuma la carica, le sanzioni pongono un potenziale dilemma per l’amministrazione entrante. Sebbene la squadra di Biden abbia segnalato di essere contraria all’impiego da parte della Turchia dell’S-400, è anche sensibile alle divisioni all’interno dell’Alleanza Atlantica che potrebbe causare: “Imporre sanzioni a un alleato della NATO non è qualcosa che prendiamo alla leggera” ha detto Matthew Palmer, un alto funzionario dell’Ufficio per gli affari europei del Dipartimento di Stato.

Le reazioni internazionali

Mosca, tramite il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, è intervenuta contro le misure sanzionatorie definendole “illegittime” e affermando che rappresenterebbero una “dimostrazione di arroganza verso il diritto internazionale. E naturalmente non migliora la posizione internazionale degli Stati Uniti”.

Anche l’Iran ha condannato le sanzioni verso la Turchia: “L’ultima mossa degli Stati Uniti contro la Turchia è l’ennesima dimostrazione della sua dipendenza dalle sanzioni e del suo disprezzo per il diritto internazionale”, ha affermato Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano. “Condanniamo fermamente le recenti sanzioni statunitensi contro la Turchia e siamo con il suo popolo e il governo”, ha poi twittato, usando l’hashtag “#NeighborsFirst” (Prima i vicini).

L’acquisto degli S-400 da parte di Ankara è stato messo all’indice da diversi paesi occidentali, che ne hanno evidenziato l’incompatibilità con i sistemi NATO.

Durante una conferenza stampa congiunta a Bruxelles con il primo ministro del Montenegro, Zdravko Krivokapic, Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza Atlantica, ha dichiarato: “Esorto tutti i membri della NATO, la Turchia e gli altri alleati a verificare se ci sono modi per trovare una soluzione positiva. Mi dispiace che ci troviamo in una situazione in cui gli alleati della NATO devono imporsi sanzioni a vicenda.

Nonostante le tensioni, gli Stati Uniti si dicono tuttora aperti al dialogo. Queste le parole di Pompeo: “Per gli Stati Uniti, la Turchia è un prezioso alleato e un importante partner per la sicurezza regionale, pertanto cerchiamo di proseguire la nostra storia decennale di cooperazione produttiva nel settore della difesa rimuovendo l’ostacolo del possesso di S-400 da parte della Turchia il prima possibile”.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. (Foto da NATO)
Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. (Foto da NATO)

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