La Grecia spinge per l’embargo sulle armi alla Turchia

Ott 27 2020
a cura della Redazione
Continua l’escalation di tensione fra Atene e Ankara: dopo la decisione di Ankara di prolungare le esplorazioni energetiche nel Mediterraneo orientale, il governo ellenico insiste presso l’Unione Europea per vietare l’esportazione di sistemi e tecnologie militari verso il paese anatolico. Intanto Parigi ritira il proprio ambasciatore in seguito alle offensive dichiarazioni del presidente turco Erdogan sul suo omologo francese Macron.
Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. (Foto da Twitter)

Grecia embargo armi Turchia


Grecia embargo armi Turchia


Grecia embargo armi Turchia


Grecia embargo armi Turchia
Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. (Foto da Twitter)

La Grecia insiste per un embargo sulle armi contro la Turchia, in seguito agli ultimi eventi che hanno chiarito l’intenzione del presidente turco Erdogan di proseguire le attività esplorative nel Mediterraneo orientale anche nei prossimi mesi. Atene reagisce in questo modo all’escalation operativa di Ankara in questa regione e nell’Egeo, sottolineando quanto sia inaccettabile che i paesi dell’Unione Europea continuino a esportare armi in Turchia mentre quest’ultima minaccia uno Stato membro.

Sulla necessità di un embargo aveva insistito già il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il quale aveva sollevato la questione durante uno dei suoi ultimi incontri con il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, ma anche con quelli di Italia e Spagna tramite il suo responsabile degli Esteri, Nikos Dendias. L’aspetto che preme maggiormente, oltre alla fornitura diretta di sistemi militari da parte dei partner europei, è quella del know-how che ha consentito ad Ankara di sviluppare ed espandere rapidamente la propria industria della difesa nazionale.

Il know-how europeo in Turchia

Mitsotakis ha fatto riferimento in particolar modo al know-how fornito da Berlino ad Ankara per la costruzione in Turchia, su licenza, dei sei sottomarini Type 214TN (Turkish Navy) e dei relativisistemi di propulsione anaerobica (Air-Independent Propulsion – AIP), e per il carro armato Leopard 2A4; ma anche alla significativa assistenza tecnologica per la produzione del semovente antiaereo a medio raggio Korkut e del missile spalleggiabile terra-aria PorSav.

Inoltre, il premier greco ha citato le trattative in corso per il motore del carro armato turco Altai. La Germania ha anche fornito motori per le corvette e fregate multimissione di costruzione nazionale (progetto MilGem) destinate alla Marina turca e, insieme a Francia e Spagna, ha contribuito al programma relativo all’aereo da trasporto A-400M, operato anche dalla Turchia. Tedesco è pure il design delle fregate MEKO 200TN (classe Yavuz e classe Barbaros) in servizio con la Marina di Ankara.
L’Italia, da parte sua, ha fornito un contributo decisivo per gli elicotteri d’attacco T129 ATAK (basati sulla cellula dell’AgustaWestland A129 “Mangusta”) e il satellite di osservazione della Terra Göktürk-1 (derivato dalla piattaforma Proteus di Thales Alenia Space, che lo costruisce e ha sviluppato in Turchia il centro di integrazione e test, mentre Telespazio ha la responsabilità dell’intero segmento di terra). Quanto alla Spagna, Madrid ha fornito il design Navantia per la portaelicotteri d’assalto anfibio TGC Anadolu e ha venduto ad Ankara il CASA CN-235, che insieme all’ATR 72 TMUA realizzato dal consorzio ATR (al 50% di Leonardo) consente all’Aeronautica turca di monitorare l’Egeo e il Mediterraneo orientale.

Mitsotakis ha fatto riferimento al know-how fornito da Berlino ad Ankara per la costruzione in Turchia, su licenza, dei sei sottomarini Type 214TN (Turkish Navy). Nella foto la messa in mare del primo dei sei sottomarini. (Foto da Twitter)
Mitsotakis ha fatto riferimento al know-how fornito da Berlino ad Ankara per la costruzione in Turchia, su licenza, dei sei sottomarini Type 214TN (Turkish Navy). Nella foto la messa in mare del primo dei sei sottomarini. (Foto da Twitter)
Ankara estende nuovamente le esplorazioni della Oruc Reis

Nonostante le dichiarazioni di entrambi gli attori, Grecia e Turchia, di voler cercare un modo per cooperare nell’area, continuano le accuse reciproche e l’escalation di tensione.

Nella notte fra il 24 e il 25 ottobre, Ankara ha annunciato un ulteriore prolungamento delle attività esplorative della nave Oruc Reis nell’area a sud dell’isola greca di Rodi, estendendone il termine dal 27 ottobre al 4 novembre. Secondo la Grecia, una “mossa illegale” in contrasto con gli sforzi per allentare le tensioni e con le recenti conclusioni del Consiglio dei capi di governo dell’UE. “La Grecia condanna apertamente questo comportamento inaccettabile, che si sta sostanzialmente allontanando ancora di più dalla prospettiva di un dialogo costruttivo”, ha affermato il governo ellenico in una nota, chiedendo la revoca immediata dell’avviso e pubblicando a sua volta un anti-Navtex che riporta “attività non autorizzate e illegali in un’area che si sovrappone alla piattaforma continentale greca”, e quindi annullerebbe l’avviso di Ankara.

Il ministero degli Esteri turco, a sua volta, ha bollato tale dichiarazione come “priva di fondamento”.

L’area in cui la nostra nave Oruc Reis conduce attività di ricerca sismica è completamente all’interno della piattaforma continentale del nostro Paese, che è determinata sulla base del diritto internazionale e registrata presso le Nazioni Unite”, ha affermato in un comunicato, aggiungendo: “Ci aspettiamo che la Grecia smetta di creare ragioni artificiali e condizioni preliminari per evitare il dialogo con il nostro paese”. La Turchia continua a dichiararsi pronta al dialogo e alla cooperazione per raggiungere una soluzione basata sull’equità, garantendo i diritti legittimi sia turchi che dei turco-ciprioti nella regione, con un’equa condivisione delle risorse energetiche vicino a Cipro tra la Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC, riconosciuta dalla sola Turchia) e la Repubblica di Cipro.

Per completezza di informazioni bisogna aggiungere che l’ultima mossa, descritta dall’agenzia di stampa ufficiale turca “Anadolu” come “una mossa una tantum e un gesto di buona volontà” nel gioco di reciproche accuse e smentite, è quella del 26 ottobre: la Turchia ha infatti revocato il Navtex per alcune esercitazioni militari pianificate nel Mediterraneo orientale durante la festa nazionale greca del 28 ottobre. Un gesto volto “a mostrare la volontà della Turchia di risolvere i problemi nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo con il dialogo”.

La nave da ricerca turca Oruc Reis. (Foto da Anadolu Agency)
La nave da ricerca turca Oruc Reis. (Foto da Anadolu Agency)
Lo scontro Francia-Turchia

Intanto si acuiscono le tensioni anche fra la Turchia e la Francia. Quest’ultima ha richiamato il proprio ambasciatore da Ankara lo scorso 24 ottobre a seguito delle dichiarazioni di Erdogan sul suo omologo francese Emmanuel Macron: “Qual è il problema di questa persona chiamata Macron con i musulmani e l’Islam? Macron ha bisogno di cure a livello mentale. Cos’altro si può dire a un capo di Stato che non comprende la libertà di credo e che si comporta in questo modo con milioni di persone che vivono nel suo paese professando una fede diversa?”.

L’oltraggio e l’insulto non sono un metodo”, ha risposto l’ufficio di Macron, invitando il presidente turco a “cambiare il corso della sua politica perché è pericolosa in ogni modo”. Il leader francese aveva in precedenza dichiarato guerra al “separatismo islamista”, che secondo lui sta prendendo il sopravvento su alcune comunità musulmane in Francia. In particolare, il paese transalpino è stato scosso il 16 ottobre dalla decapitazione dell’insegnante Samuel Paty da parte di un radicale islamista che intendeva “vendicare” l’utilizzo delle vignette su Maometto pubblicate dal giornale satirico “Charlie Hebdo” (lo stesso colpito dall’attacco terroristico del 7 gennaio 2015 che costò la vita a 12 persone) in una lezione sulla libertà di espressione. Il presidente turco aveva già detto, il 6 ottobre, che i commenti di Macron sulle minacce islamiste erano “una chiara provocazione” e mostravano “impertinenza”. I due paesi sono entrambi membri della NATO, ma sono sempre stati in disaccordo sulle questioni riguardati Siria e Libia, nonché il Mediterraneo orientale e l’ultimo conflitto in Nagorno-Karabakh.

Anche la Germania si è indignata dell’attacco personale a Macron da parte di Erdogan, tanto che il ministro degli Esteri Maas ha affermato che questo gesto rappresenta un “nuovo minimo” per Ankara. Anche Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha invitato la Turchia a “fermare questa pericolosa spirale di diverbi”.

Il presidente turco Erdogan. (Foto da Anadolu Agency)
Il presidente turco Erdogan. (Foto da Anadolu Agency)
Erdogan invita a boicottare l’acquisto di prodotti francesi

L’ultima mossa nello scontro tra Francia e Turchia è stata la dichiarazione di Erdogan del 26 ottobre in cui il presidente turco ha invitato i suoi connazionali a boicottare i prodotti francesi: “Chiedo alla nostra gente di non acquistare mai prodotti francesi”, ha detto durante la cerimonia di apertura della settimana dedicata alla nascita del profeta Maometto, denunciando inoltre la crescente islamofobia in Europa che sarebbe diventata politica statale in alcuni paesi del Vecchio Continente. “Se c’è persecuzione in Francia, proteggiamo insieme i musulmani”, ha proseguito Erdogan, invitando il Parlamento europeo a non tacere di fronte al problema, visto che invece si pronuncia su ogni questione relativa alla Turchia.

Macron ha ribattuto con il seguente tweet; “Non ci arrenderemo, mai. Rispettiamo tutte le differenze in uno spirito di pace. Non accettiamo l’incitamento all’odio e difendiamo il dibattito ragionevole. Saremo sempre dalla parte della dignità umana e dei valori universali”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *