USA: il Congresso esamina l’opzione di acquistare gli S-400 di Erdogan

Lug 01 2020
Angelo Pinti
La pragmatica idea, che mira a portare i sistemi missilistici russi fuori dalla Turchia e, se possibile, a riammettere Ankara nel programma F-35, è contenuta in un emendamento al National Defense Authorization Act proposto dall’influente politico statunitense John Thune, vicecapogruppo della maggioranza repubblicana al Senato.
Il sistema missilistico terra-aria “Triumf” S-400.

USA S-400 Turchia

USA S-400 Turchia

USA S-400 Turchia
Il sistema missilistico terra-aria “Triumf” S-400.

L’acquisizione dei sistemi di difesa aerea russi S-400 da parte della Turchia è una ferita sanguinante nei rapporti tra la NATO e il suo membro più “ribelle”, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno deciso, dopo gli inutili tentativi di convincere Ankara a desistere dal suo intento, di escluderla dal programma F-35. Una mossa che ha avuto ripercussioni negative sia per il paese anatolico, sia per lo stesso programma JSF, per non parlare delle problematiche relative alla sicurezza dei nuovi cacciabombardieri apertesi con l’entrata in servizio dei “Triunf” (nome russo degli S-400) di Erdogan. Il problema è talmente sentito che non si smette di cercarvi una soluzione gradita a tutte le parti in causa. L’ultimo tentativo risale a pochi giorni fa e porta la firma di John Thune, vicecapogruppo della maggioranza repubblicana al Senato degli Stati Uniti, il quale ha proposto un emendamento al 2021 National Defense Authorization Act (NDAA, la legge che autorizza il budget del Pentagono per l’anno fiscale 2021, corrispondente al periodo 1° ottobre 2020 – 30 settembre 2021) che, se approvato, consentirebbe a Washington di acquistare gli S-400 turchi attingendo alle risorse a disposizione dell’US Army per il procurement di sistemi missilistici.

“Un modo intelligente per far uscire Erdogan dalla situazione difficile in cui si è infilato”. Così ha giudicato l’iniziativa Jim Townsend, ex funzionario del Pentagono per la politica europea e della NATO, ricordando che gli Stati Uniti acquistano abitualmente tecnologia straniera. “Vogliamo soltanto portare il sistema [S-400] fuori dalla Turchia, e se ciò consentisse ai turchi di tornare nel programma F-35, allora tanto meglio.” Dopodiché, secondo Townsend, Washington potrebbe sfruttare gli S-400 acquistati per testate le tattiche statunitensi contro un importante sistema d’arma in dotazione alle forze armate di Mosca.

Un veicolo lanciatore e altre parti del sistema di difesa aerea S-400 vengono scaricati da un aereo da trasporto russo all’aeroporto militare Murted di Ankara, in Turchia, il 12 luglio 2019. (Ministero della Difesa turco)
Un veicolo lanciatore e altre parti del sistema di difesa aerea S-400 vengono scaricati da un aereo da trasporto russo all’aeroporto militare Murted di Ankara, in Turchia, il 12 luglio 2019. (Ministero della Difesa turco)
L’emendamento del “falco” Risch che chiede sanzioni contro la Turchia

La soluzione proposta da Thune non è tuttavia gradita ad altri importanti esponenti del Partito Repubblicano, che sostiene Donald Trump. Il presidente della Commissione del Senato per le Relazioni Estere, Jim Risch, ha infatti presentato a sua volta un emendamento al 2021 National Defense Authorization Act che darebbe mandato all’amministrazione Trump di attuare le sanzioni previste dal CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act) nei confronti della Turchia entro 30 giorni dall’approvazione della legge. Ai sensi del CAATSA, approvato nel 2017, qualsiasi nazione che acquisti un sistema militare maggiore (come appunto l’S-400) dalla Russia deve essere sottoposto a gravi sanzioni.

Va detto che fino a oggi la Casa Bianca ha deciso di non imporne all’alleato riottoso, cercando di gestire la crisi con la tecnica del bastone e della carota, la “bastonata” essendo stata l’esclusione della Turchia dal programma F-35, nell’ambito del quale Ankara avrebbe acquistato un centinaio di aerei e beneficiato di ritorni industriali stimati in 12 miliardi di dollari attraverso la produzione su licenza di determinate componenti del caccia di quinta generazione. Tuttavia, la misura si è rivelata parzialmente un boomerang per lo stesso programma: secondo un rapporto pubblicato il 12 maggio dal GAO (Government Accountability Office), l’organismo di controllo dei conti pubblici del Congresso degli Stati Uniti, il recente aumento dei costi di produzione degli F-35 (quelli del Block 4 sono lievitati di 1,5 miliardi di dollari nel 2019) sarà probabilmente accentuato dall’esclusione della Turchia dal programma, in quanto i fornitori che hanno sostituito quelli turchi nella produzione di 15 componenti chiave dell’aereo non stanno consegnando le loro parti al ritmo necessario, dovendo familiarizzarsi con il lavoro ed essendo tenuti a superare i test che garantiscono l’integrità del design di tali parti.

Il SAMP/T offerto alla Turchia dal consorzio italo-francese Eurosam.
Il SAMP/T offerto alla Turchia dal consorzio italo-francese Eurosam.
La Turchia interessata all’acquisto e alla produzione congiunta del SAMP/T

Tornando agli emendamenti al 2021 National Defense Authorization Act proposti dai senatori Thune e Risch, sarà interessante vedere quale dei due verrà approvato, ferma restando la possibilità che siano bocciati entrambi. Inoltre, anche in caso di approvazione al Senato, le eventuali modifiche all’NDAA dovrebbero passare un secondo scrutinio alla Camera dei Rappresentanti.
Da segnalare che il testo della legge preparato dalla Commissione Forze Armate del Senato già contiene una previsione riguardante la Turchia, in quanto autorizza l’US Air Force ad accettare, utilizzare e addirittura modificare i sei F-35A a decollo e atterraggio convenzionali costruiti da Lockheed Martin per la Turchia e mai consegnati ufficialmente.

Nel frattempo, Ankara va avanti per la sua strada: lo scorso 9 giugno è stata annunciata la firma con Mosca dei contratti per la fornitura di ulteriori tre set reggimentali di S-400 (dopo quello consegnato nell’estate 2019) e di quattro set di S-350 “Vityaz”, da consegnarsi entro il 2023. Il giorno prima, il capo dell’industria della difesa turca, Ismail Demir, aveva dichiarato che Turchia e Russia stavano trattando il trasferimento di tecnologie e la produzione congiunta degli S-400. Riguardo ai colloqui con gli Stati Uniti sull’acquisto di sistemi Patriot, Demir aveva affermato che “Ankara è pronta a lavorare su proposte specifiche, ma su questo lato non si sono fatti passi avanti”, aggiungendo che proseguivano, invece, i colloqui con Francia e Italia sulle prospettive di acquisto e produzione congiunta di sistemi SAMP/T offerti dal Consorzio Eurosam, del quale fanno parte MBDA Italia, MBDA France e Thales.

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