Smart Working e digitalizzazione: l’esperienza di Elettronica, MBDA e Leonardo

Mag 20 2020
Riccardo Ferretti
La pandemia di COVID-19 ha costretto le aziende dei settori strategici, e non solo, ad adottare modalità di lavoro alternative e innovative che consentano, anche nel rispetto delle straordinarie e stringenti norme di sicurezza sanitaria, di coniugare le esigenze di produttività ed efficienza con un adeguato livello di sicurezza delle informazioni. Come spesso accade, i maggiori player nazionali del settore sono quelli che hanno dimostrato la maggiore capacità di adattamento e la loro esperienza può fungere da esempio.
L'esperienza "forzata" dello smart working ha evidenziato debolezze infrastrutturali, ma anche i vantaggi di una completa digitalizzazione aziendale

Smart Working digitalizzazione

Smart Working digitalizzazione
L’esperienza “forzata” dello smart working ha evidenziato debolezze infrastrutturali, ma anche i vantaggi di una completa digitalizzazione aziendale

La pandemia di COVID-19 ha portato a un’enorme diffusione del cosiddetto smart working, una modalità di lavoro per la quale l’Italia, al netto di alcune eccezioni tra le aziende private, non è ancora oggi sufficientemente preparata. La repentina introduzione del tele-lavoro in numerose realtà nazionali ha evidenziato alcune carenze infrastrutturali, come l’insufficiente diffusione della banda ultra larga (di almeno 100 Mbps) nel territorio nazionale (solo 2,4 milioni di abitazioni sono raggiunte dalla fibra ottica, un dato ben lontano dall’obiettivo di 9,6 milioni fissato per il 2020), nonché la difficoltà nel garantire un adeguato standard di sicurezza delle informazioni veicolate tramite le normali reti a disposizione dei cittadini. Non è un caso se nella classifica DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea, presentata a giugno 2019, l’Italia occupa solo il 24° posto tra i 28 stati membri dell’Unione Europea. Tuttavia, questa crisi rappresenta l’occasione per fare di necessità virtù, a partire dagli ambiti più strategici, in cui non è possibile sospendere del tutto le attività neanche durante una grave pandemia.

PC a casa e turni in sede

Nel settore della difesa, aziende e Forze Armate hanno ovviamente fatto ampio ricorso allo smart working per quanto riguarda le attività di ufficio. In generale si è optato per meccanismi di turnazione del personale, il quale alterna periodi di lavoro in sede con altri di lavoro presso il proprio domicilio, così da garantire una presenza fisica negli uffici sufficientemente ridotta da poter garantire il distanziamento sociale e, al contempo, consentire l’accesso a dati e strumenti che, per motivi di sicurezza e tecnici, non sono fruibili operando dalle abitazioni private. In particolare, le attività che riguardano documenti classificati continuano a essere eseguite in sede, anche se in certi casi è consentito l’impiego a casa di computer portatili sicuri forniti dall’ente di appartenenza. In quest’ultimo caso il trasferimento dei dati elaborati nel domicilio privato avviene in un secondo tempo, direttamente in sede, poiché i comuni servizi di connettività commerciali non possono garantire uno standard di sicurezza sufficiente e richiederebbero sistemi di crittazione non sempre disponibili per tutti gli operatori collocati in smart working.

Come spesso accade, i maggiori player nazionali del settore sono quelli che hanno dimostrato la maggiore capacità di adattamento, e la loro esperienza può fungere da esempio. Abbiamo dunque chiesto a Elettronica, MBDA e Leonardo di raccontarci come hanno affrontato la sfida dello Smart Working in questo particolare periodo emergenziale.

Elettronica

L’emergenza Covid 19 in Elettronica si è tradotta immediatamente in una serie di cambiamenti: all’inizio in buone pratiche volte alla mitigazione facendo leva su un percorso già strutturato di risk management aziendale, poi, quando il rischio sanitario ha assunto i connotati drammatici che ben conosciamo, l’azienda ha deciso di introdurre ulteriori cambiamenti nei processi aziendali, aiutati da un percorso di digitalizzazione già avviato”, ha dichiarato a Laran Lorenzo Benigni, CEO Office Director dell’azienda leader nel settore dell’Electronic Warfare e, tramite la controllata CY4Gate, nella sicurezza cibernetica. “L’azienda – ha proseguito Benigni – ha differenziato con grande attenzione le componenti aziendali da destinare allo smart working e quelle che per tipologia di mansione e necessità strumentali dovessero continuare a lavorare nel sito aziendale nelle massime condizioni di sicurezza. La scelta di destinare la parte più consistente della popolazione aziendale allo smart working ha permesso ai colleghi in azienda, in una logica di profonda solidarietà aziendale, di continuare a operare nel massimo distanziamento sociale possibile e ovviamente in presenza di tutte le misure di sicurezza necessarie. La scelta è avvenuta attraverso un processo condiviso e cooperativo con i sindacati, tale per cui l’azienda ha potuto lavorare con continuità e serenità.

Siamo un’azienda hi-tech pienamente digitalizzata, e questo ha permesso di avviare con facilità e massivamente a questa differente modalità di lavoro da remoto poco più del 50% della popolazione aziendale“.

Lorenzo Benigni
Lorenzo Benigni, CEO Office Director di Elettronica

Tecnicamente – ha sottolineato Benigni – abbiamo operato attraverso il potenziamento della VPN aziendale, dotando tutti i dipendenti di dispositivi portatili che permettessero il lavoro da remoto. È stata una organizzazione complessa, ma gestita con grande rapidità ed efficacia grazie alla professionalità e alla disponibilità dei nostri dipendenti. Elettronica, come si può immaginare, per la quantità e la qualità delle informazioni trattate prevede già, in tutte le normali routine lavorative, un sistema articolato e molto profondo di gestione della sicurezza delle informazioni. Nell’area IT abbiamo un SOC (Security Operation Center) proprietario che funziona da vera e propria war room, individuando e gestendo h24 tutti i possibili attacchi esterni. Questa struttura di partenza è stata ulteriormente potenziata in vista dello smart working che, come sappiamo dall’ampia letteratura sul tema, potrebbe potenzialmente esporre le aziende a possibili attacchi”.

MBDA

In MBDA Italia, hanno spiegato a Laran fonti interne, è stata da subito attivata, ove possibile, la modalità smart working, grazie agli strumenti e alle infrastrutture informatiche aziendali che hanno garantito una gestione lavorativa a distanza con i più moderni sistemi a disposizione. La modalità di lavoro agile ha raggiunto nei primi due mesi picchi del 70% e continuerà a essere applicato ove possibile anche nella cosiddetta seconda fase, in particolare per gestire il graduale incremento dei lavoratori nei siti, quale strumento utile per diluire le presenze e consentire il mantenimento del distanziamento sociale. Per applicare lo smart working, MBDA ha da subito realizzato un’analisi di fattibilità per singola Direzione considerando le diverse necessità operative. In alcuni casi, come ad esempio per la direzione Operations, non potendo applicare lo smart working si è provveduto a strutturare due turni quotidiani per consentire il distanziamento.

In ambito Engineering, invece, tutte le attività fino alla classifica di “riservato” hanno potuto essere gestite con lo smart working mettendo a disposizione dei dipendenti PC con maggiore livello di sicurezza, mentre le attività con classifica superiore sono state mantenute in azienda programmando una rotazione tra membri degli stessi team. Anche per coloro che lavorano in aree classificate si è provveduto a pianificare dei turni, così da mantenere un numero minimo di presenze fisiche in ufficio e rispettare il distanziamento sociale.

La sede di MBDA Italia a Roma

Smart Working digitalizzazione
Smart Working digitalizzazione
La sede di MBDA Italia a Roma

Ogni direzione ha poi pianificato video e audio riunioni con cadenza anche giornaliera per garantire la condivisione di informazioni e aggiornamenti, oltre a rinforzare il monitoraggio dell’andamento delle attività attraverso la stesura di report. Intranet (con la creazione di una pagina dedicata al Covid-19), email (con casella di posta dedicata), infografiche dedicate, trasferimento delle informazioni dai line manager (per coloro che non hanno accesso a strumenti informativi): sono tutti canali attraverso i quali i dipendenti hanno ricevuto e continuano a ricevere puntuali e costanti informazioni su come MBDA sta gestendo l’emergenza, nonché istruzioni e indicazioni per ottimizzare il proprio lavoro da remoto. 

Ogni sistema ICT (Information and Communication Technologies) di MBDA è scelto sulla base della cyber resilienza e della sicurezza più spinta per la natura stessa dei sistemi che vengono realizzati in azienda. Non si può pensare di prescinderne.

Leonardo

Anche Leonardo ha fatto ampio ricorso allo smart working fin dall’inizio dell’emergenza COVID-19. La nuova modalità di lavoro da remoto ha coinvolto circa il 40 per cento dei 28 mila dipendenti italiani, vale a dire la gran parte dei non addetti alla manifattura.

L’Azienda, dimostrando di avere tutti gli strumenti per rispondere alle eventuali necessità derivanti dal lavoro in modalità smart working, ha dotato tutta la “popolazione” aziendale coinvolta di PC portatili dotati di hard disk cifrati, di agent di sicurezza, di applicativi, di dispositivi software per video call conference pronti per una fruizione remota tramite l’utilizzo di un VPN Client che garantisce un’interconnessione sicura. Inoltre, l’attenzione alla sicurezza informatica è stata mantenuta costante, soprattutto in una simile contingenza, tramite la Cyber Defence (LDO-CERT) per il presidio del perimetro interno a tutto il Gruppo, che ha continuato ad operare con i medesimi livelli di servizio. Per quanto riguarda il mercato, la Divisione Cyber Security ha predisposto mirate iniziative di supporto allo smart working per clienti e partner.

In Leonardo lo smart working ha coinvolto circa il 40 per cento dei 28 mila dipendenti italiani


Smart Working digitalizzazione

Smart Working digitalizzazione

Smart Working digitalizzazione
In Leonardo lo smart working ha coinvolto circa il 40 per cento dei 28 mila dipendenti italiani

In Leonardo, fanno sapere a Laran fonti aziendali, “l’esperienza ha giocato un ruolo importante, in quanto l’emergenza si è tradotta nell’estendere un modello già sperimentato, non nel crearlo da zero: diverse famiglie professionali, infatti, sono caratterizzate da una spiccata mobilità, considerata la presenza sul territorio nazionale della nostra azienda e, dunque, già operavano con tecnologie e modalità di lavoro da remoto. Gli investimenti effettuati nel settore IT hanno fatto in modo che fossimo preparati di fronte a tale emergenza. Inoltre, lo smart working è stato uno dei primi strumenti alternativi di lavoro che Leonardo ha adottato per tutti i dipendenti delle sedi dislocate sul territorio genovese a seguito, purtroppo, del tragico evento del crollo del ponte nel 2018.

Da un punto di vista tecnico, Leonardo ha adottato una serie di misure volte a innalzare il livello di sicurezza dei sistemi (protocolli sicuri, adeguati software di protezione, sistemi di autenticazione a due fattori e altro ancora) e, al contempo, ha promosso una serie di azioni atte a creare consapevolezza nella popolazione aziendale coinvolta sull’utilizzo corretto dei dispositivi aziendali, attraverso una maggiore risonanza delle policy aziendali, vademecun per lavorare online in sicurezza e kit informativi per utilizzare la nuova modalità di lavoro in maniera più efficace”.

Continuare con lo smart working anche dopo l’emergenza?

L’esperienza di queste grandi aziende, seppur maturata in condizioni di emergenza nazionale, sembra essere stata piuttosto positiva. Si può dunque ipotizzare una parziale prosecuzione di questa pratica anche dopo il superamento della crisi del COVID-19?

Lo smart working attuale è concepito quale strumento atto ad agevolare il distanziamento sociale, e come tale è impiegato con profitto dall’azienda”, ci ha detto Lorenzo Benigni. “Valuteremo approfonditamente se e con quali modalità utilizzare lo smart working come strumento di work-life balance a valle dell’emergenza sanitaria attuale”.

Anche MBDA Italia intende valutare, “in accordo con tutte le parti coinvolte, come continuare ad applicarlo al meglio, anche per venire incontro alle esigenze di miglior bilanciamento dei tempi della vita privata e lavorativa”.

Leonardo sottolinea come continuare a mantenere attiva questa modalità di lavoro significa predisporsi consapevolmente per essere pronti e resilienti in caso di future necessità” e che “è importante considerare che l’emergenza attuale ha di fatto accelerato il processo di trasformazione digitale del Paese. Leonardo vuole esserne parte attiva, nella convinzione che una digitalizzazione sicura rappresenti una delle principali leve per porre in essere un nuovo paradigma economico e sociale, in grado di coniugare una maggior produttività con una maggiore attenzione alla sostenibilità”.

È evidente che, la possibilità di ricorrere a una digitalizzazione spinta e sicura di numerosi processi consentirebbe enormi vantaggi in termini di semplificazione, risparmio di tempo e migliore gestione delle risorse, anche in tempi normali, in cui il ricorso allo smart working non è strettamente necessario.

Torna, dunque, il più generale problema della digitalizzazione in Italia, che tuttavia non dovrebbe essere affrontato solo in termini di diffusione dell’accesso ai servizi di connettività (sebbene solo il 24% dei cittadini italiani disponga di una connessione a banda ultra larga, mentre la media europea è del 60%), bensì pensando anche alla realizzazione di un vero e proprio sistema nazionale di “digital-working”, almeno per quanto riguarda i settori strategici.

Nel caso della difesa, come abbiamo visto, le grandi aziende si sono già organizzate. Altrettanto non si può dire per quanto riguarda l’interazione tra aziende e Pubblica Amministrazione, dove però le cose stanno migliorando. “Da anni la PA italiana è impegnata in un percorso di digitalizzazione delle proprie attività che ha posto al centro temi come la sicurezza cyber e la continuità operativa. Sebbene questo processo sia ancora in corso, quanto già realizzato dalla PA ha permesso lo scambio sicuro e certificato di parte della documentazione formale a livello telematico e ciò, sia pur con una comprensibile flessione comune a tutti per via del lockdown globale, ha garantito di proseguire nello svolgimento delle attività delle aziende del settore”, fanno notare da Leonardo

Similmente, da MBDA ci spiegano che “le Pubbliche Amministrazioni con le quali interfacciamo, in particolare MAECI e Stato Maggiore Difesa, erano già dotate di firma elettronica, e già da tempo lavoriamo con loro anche via email, quindi lo smart working ha semplicemente incrementato l’utilizzo di mezzi già utilizzati da tempo in totale sicurezza”.

Abbiamo continuato a comunicare con la Pubblica Amministrazione nella tradizionale e consolidata routine di telefonate, e-mail e PEC per la formalizzazione delle richieste e dei provvedimenti autorizzativi”, conferma il CEO Office Director di Elettronica.

Un “futuro digitale”

Dunque, pare proprio che si possa guardare con speranza al “futuro digitale” del settore della difesa, anche per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione. Ovviamente è importante che anche le Piccole e Medie Imprese italiane facciano la loro parte, investendo nella digitalizzazione dei processi aziendali, sia per loro stesse, per incrementare la propria efficienza e non restare indietro rispetto alla concorrenza, sia per consentire un’evoluzione omogenea del tessuto industriale nazionale in quest’ambito, garantendo migliori interazioni tra PMI e grandi aziende e tra le PMI stesse. In questo modo, anche la Pubblica Amministrazione si vedrà spronata ad adeguarsi più rapidamente a questa rivoluzione inarrestabile e sulla quale si gioca parte della competitività e resilienza dell’Italia come sistema paese.

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