“Open Skies”: gli alleati europei si smarcano dagli USA

Mag 26 2020
a cura della Redazione
Alla decisione di Donald Trump di recedere dal “Trattato sui Cieli Aperti”, ritenuto dagli Stati Uniti una minaccia per la propria sicurezza nazionale a causa degli abusi imputati alla Russia, i maggiori paesi del Vecchio Continente hanno opposto la volontà di tenere in vita uno degli ultimi strumenti rimasti per la costruzione di un’architettura di sicurezza in Europa.
Un quadrimotore Boeing OC-135 impiegato per le attività consentite dal “Trattato sui Cieli Aperti” decolla il 14 settembre 2018 dalla base aerea di Offutt, Nebraska (USA). (Charles J. Haymond / US Air Force)

Open Skies
Un quadrimotore Boeing OC-135 impiegato per le attività consentite dal “Trattato sui Cieli Aperti” decolla il 14 settembre 2018 dalla base aerea di Offutt, Nebraska (USA). (Charles J. Haymond / US Air Force)

Dopo il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF (Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio), formalizzato il 2 agosto 2019, un altro “strappo” da parte di Washington rischia di alimentare la nuova guerra fredda tra Casa Bianca e Cremlino. Lo scorso 21 maggio, infatti, Donald Trump ha dichiarato che l’adesione statunitense al Trattato sui Cieli Aperti (“Open Skies”) è divenuta insostenibile a causa delle violazioni del patto compiute dalla Russia (la stessa motivazione addotta per il ritiro dal Trattato INF) e che pertanto gli USA recederanno dallo stesso fra sei mesi, anche se la decisione non è ancora definitiva, come lo stesso Trump ha lasciato intendere. L’iniziativa americana è stata commentata dal viceministro degli Esteri russo, Alexander Grushko, con la seguente dichiarazione rilasciata all’agenzia di Stato Tass: “Il ritiro degli Stati Uniti da questo trattato sarà un altro colpo al sistema di sicurezza militare in Europa, che è già indebolito dalle precedenti mosse dell’amministrazione [Trump]”.

Le preoccupazioni degli Stati Uniti

Il “Treaty on Open Skies” è entrato in vigore il 1° gennaio 2002 con l’obiettivo di promuovere la trasparenza sulle attività militari degli Stati firmatari, dunque la loro reciproca fiducia, consentendo a ciascuno di effettuare voli di ricognizione disarmati sui territori di tutti gli altri. Le informazioni così raccolte sono disponibili per ciascun paese aderente che ne faccia richiesta, dietro pagamento del solo costo di riproduzione delle immagini.
Ad oggi sono 35 i paesi firmatari del Trattato, inclusi Russia e Stati Uniti, i quali ne hanno più volte denunciato la violazione ad opera della controparte. In particolare, Washington ha accusato Mosca di aver rifiutato l’accesso allo spazio aereo delle aree della Georgia controllate dalle sue forze, nonché della stessa Russia centrale in occasione di un’esercitazione militare tenutasi nel settembre 2019.

Oltre alle mancate autorizzazioni, la Casa Bianca ha rimproverato all’avversario di sfruttare le ricognizioni per “prendere di mira” le infrastrutture critiche degli Stati Uniti, presentando prove di intelligence al riguardo in occasione di un meeting svoltosi a Bruxelles lo scorso novembre. In quell’occasione, secondo quanto riportato dal sito Defense News, gli inviati di Washington chiesero agli alleati europei di valutare se valesse la pena tenere ancora in vita il Trattato, che ormai giudicavano un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Gli europei hanno però reagito alla richiesta del potente alleato con una levata di scudi in difesa di “Open Skies”, che considerano uno dei pochi strumenti rimasti per la costruzione di fiducia reciproca e di un’architettura di sicurezza tra i paesi firmatari, dei quali consente di monitorare le violazioni affinché gli autori siano chiamati a risponderne.

In verde scuro i paesi che hanno firmato e ratificato il  “Trattato sui Cieli Aperti”; in verde chiaro, quelli che lo hanno firmato ma non ancora ratificato. (Wikipedia)
In verde scuro i paesi che hanno firmato e ratificato il “Trattato sui Cieli Aperti”; in verde chiaro, quelli che lo hanno firmato ma non ancora ratificato. (Wikipedia)
La presa di distanza degli alleati europei nei confronti di Washington

Nei mesi successivi, la Casa Bianca non ha cambiato idea sul Trattato, decidendosi infine al passo che aveva minacciato sei mesi orsono, ma la reazione dei principali paesi europei ha confermato la diversità di vedute con Washington. Il giorno seguente all’annuncio di Trump, i ministri degli esteri di 10 paesi dell’Unione Europea (Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Spagna e Svezia), 8 dei quali membri della NATO (Finlandia e Svezia le eccezioni) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale, pur affermando di condividere le preoccupazioni degli Stati Uniti circa il rispetto del trattato da parte della Russia, hanno espresso rammarico per la decisione di Washington di ritirarsi e ribadito la propria volontà di mantenere l’adesione al patto, definito “un elemento cruciale del quadro di rafforzamento della fiducia che è stato creato nei decenni passati allo scopo di migliorare la trasparenza e la sicurezza nell’area euro-atlantica. Continueremo ad attuare il Trattato sui cieli aperti, che ha un chiaro valore aggiunto per la nostra architettura di controllo degli armamenti convenzionali e per la sicurezza cooperativa. Riaffermiamo che questo trattato rimane funzionante e utile”.

L’invito collettivo alla Russia e le dichiarazioni di Polonia e Germania

Contestualmente, i 10 paesi hanno invitato la Russia a revocare le restrizioni sui voli, in particolare sulla regione di Kaliningrad che si estende fra i territori di due alleati della NATO, la Lituania e la Polonia. Quest’ultima ha anche rilasciato una dichiarazione individuale, affermando che gli Stati Uniti “hanno tenuto informata la Repubblica di Polonia sul riesame dell’attuazione del Trattato sui cieli aperti e sulla loro possibile decisione di ritirarsi da esso. Attualmente stiamo intraprendendo azioni insieme ai nostri alleati e partner vicini per concordare soluzioni comuni volte a rafforzare la nostra sicurezza.”

Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha riconosciuto che la Russia non sta rispettando il trattato, ribadendo però che dal punto di vista di Berlino ciò non “giustifica un ritiro”. Mass ha aggiunto che anche Regno Unito, Francia e Polonia avevano espresso chiaramente agli Stati Uniti la medesima posizione della Germania, la quale “lavorerà intensamente con i partner che la pensano allo stesso modo per far sì che gli Stati Uniti riconsiderino la propria decisione”.

La posizione “attendista” della NATO

Dopo una serie di incontri, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha rilasciato un commento ufficiale a nome dell’Alleanza, affermando che i suoi membri “concordano sul fatto che tutti gli Stati aderenti al Trattato sui cieli aperti debbano attuare pienamente i propri impegni e obblighi. Tutti gli alleati della NATO sono pienamente conformi a tutte le disposizioni del Trattato”. “L’attuazione selettiva da parte della Russia ha indebolito il Trattato”, ha aggiunto Stoltenberg. “Gli alleati della NATO si stanno impegnando con la Russia affinché quest’ultima ritorni a conformarsi il prima possibile.” Una dichiarazione “neutra”, quella di Stoltenberg, praticamente obbligata visto e considerato che a volersi ritirare dal Trattato è l’azionista di maggioranza della NATO.

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