Eni scopre un giacimento petrolifero al largo del Messico

Feb 20 2020
a cura della Redazione
Secondo le prime stime, il pozzo avrebbe una capacità produttiva di oltre 10.000 barili al giorno. Una notizia positiva per la società italiana, in un momento di tensioni internazionali che colpiscono la produzione di greggio, dalla Libia alle conseguenze economiche della diffusione del Coronavirus.
Claudio Descalzi amministratore delegato di Eni

Eni giacimento Messico
Claudio Descalzi amministratore delegato di Eni

Il 18 febbraio, Eni ha annunciato una nuova scoperta di petrolio nel prospetto esplorativo Saasken-1 NFW, situato nelle acque medio profonde del Blocco 10 (sito per il quale ha ottenuto i diritti di esplorazione nel febbraio 2018), nella Cuenca Salina del bacino di Sureste, nell’offshore del Messico. Secondo le prime stime, il pozzo può contenere fra 200 e 300 milioni di petrolio, con capacità produttive di oltre 10.000 barili giorno.

Lo scenario attuale

L’annuncio della scoperta ha risollevato il titolo Eni in Borsa e provocato un rialzo del prezzo del petrolio. Si tratta, in effetti, di una notizia molto positiva per la società italiana, che vede i propri interessi attualmente danneggiati da una serie di crisi internazionali. La prima è quella che destabilizza la Libia, dove l’Eni estrae il 15% della sua produzione totale: dopo che il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte del governo non riconosciuto di Tobruk, ha preso il controllo dei giacimenti petroliferi della Tripolitania, la quantità di greggio estratta dalla compagnia nel paese nordafricano si è infatti dimezzata.

L’altra contingenza negativa è costituita dal colpo inferto alla domanda di petrolio dalla diffusione del Coronavirus e dalla conseguente “sospensione” di parte dell’economia cinese, che ha costretto i paesi dell’Opec Plus a considerare un ulteriore taglio alla produzione petrolifera (tra 0,5 e 1 milioni di barili al giorno come misura di emergenza).

Infine, non va dimenticato il problema delle prospezioni illegali avviate dalla Turchia nel Mediterraneo orientale dopo che Ankara ha scacciato l’Eni dall’offshore di Cipro, un’area in cui la compagnia italiana svolgeva la propria attività sulla base di un regolare contratto di Production Sharing firmato con Cipro.

Le caratteristiche del pozzo esplorativo in Messico

Tornando alla scoperta in Messico, il pozzo esplorativo Saasken-1 NFW è il sesto perforato da Eni nel suddetto bacino con risultato positivo. Si trova a circa 65 km dalla costa ed è stato perforato dall’impianto semisommergibile Valaris 8505 a 340 metri di profondità d’acqua, raggiungendo una profondità complessiva di 3.830 metri.

In Saasken-1 NFW è stata rinvenuta una mineralizzazione a petrolio di buona qualità nelle sequenze del Pliocene Inferiore e Miocene Superiore, con un Net Pay (zona economicamente sfruttabile del reservoir o roccia serbatoio) complessivo di oltre 80 metri. I reservoir sono sabbie con ottime proprietà petrofisiche.  

La mappa indica i blocchi di concessione di Eni nel bacino di Sureste nel Golfo del Messico (fonte www.naturalgasintel.com) 

Eni giacimento Messico
La mappa indica i blocchi di concessione di Eni nel bacino di Sureste nel Golfo del Messico (fonte www.naturalgasintel.com)
Eni in Messico

Dal 2006 Eni è presente in Messico, dove ha creato la sua controllata al 100% Eni Mexico S. de R.L. de C.V. nel 2015 e attualmente detiene interessi in otto licenze, di cui sei operate, tutte localizzate nel Bacino di Sureste, nel Golfo del Messico. 

La scoperta annunciata il 18 febbraio apre a un potenziale sviluppo commerciale del Blocco 10, in quanto vicino al pozzo scoperto da Saasken sono localizzati altri prospetti esplorativi.

La Joint Venture che opera nel Blocco 10 è composta da Eni (operatore, 65% di interesse), Lukoil (20%) e Capricorn (15%), e lavorerà per delineare la scoperta e sfruttare sinergie con prospetti vicini, allo scopo di iniziare gli studi per uno sviluppo commerciale. Vi sono buone speranze per quanto riguarda l’esplorazione del bacino, di cui Eni detiene anche i diritti nei Blocchi 7 (45%) e 14 (60%). L’Area 1 ricopre un ruolo di primo piano nella strategia di crescita dell’azienda italiana, che da essa estrae circa 15.000 barili al giorno e prevede di raggiungere una produzione di 100.000 nella prima metà del 2021, senza contare ulteriori campagne esplorative.

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